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Pagati in Svizzera con stipendi italiani, processo a Lugano

L'aula del tribunale penale di Lugano in Via Pretorio. Keystone


Si è aperto a Lugano il processo su un eclatante caso di malaedilizia che ruoterebbe attorno alla Consonni International Contract Srl, società di Chiasso specializzata in arredamenti interni per dimore di lusso e alberghi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 settembre 2019 - 19:17
tvsvizzera/spal con RSI (TG del 30.9.2019)

Otto persone, tra cui il titolare e altri amministratori coinvolti nell'indagine, devono rispondere a vario titolo di usura e falsità in documenti. Attraverso un articolato sistema la società, secondo quanto è emerso dall'inchiesta, aveva affinato un articolato sistema per aggirare le norme sulle retribuzioni minime.

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A farne le spese gli 11 operai provenienti da oltre confine che in sostanza ricevevano stipendi italiani per lavori effettuati da una società con sede nella Confederazione. Secondo la tesi dell'accusa infatti i dipendenti dovevano restituire parte (circa il 40%) del salario versato o erano impiegati a tempo pieno per contratti a tempo parziale.

Ma l'aspetto che forse sconcerta di più riguarda il fatto che non ci si trovi di fronte a una piccola ditta retta da un padroncino senza scrupoli. Dal 2008 al 2016 il conglomerato di aziende che gravitavano attorno alla Consonni ha eseguito in mezza Europa lavori per circa 27 milioni di franchi e al personale sono stati corrisposti meno di 900'000 franchi, a fronte dell'1,4 milioni di cui avrebbe invece avuto diritto secondo le norme vigenti.

Un guadagno di oltre mezzo milione di franchi sulle spalle degli operai italiani che non avevano altra scelta se non quella di tacere per conservare l'impiego. Fino al 2016 quando il capocantiere, imputato ma anche grande accusatore della società, ha raccontato tutto al sindacato Ocst che si è attivato per avviare l'inchiesta.

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