Il dossier Mengele diventa pubblico, parzialmente oscurato
Il fascicolo svizzero sul criminale di guerra Josef Mengele è stato pubblicato online con alcune parti oscurate, una decisione presa per applicare una norma di accesso più liberale e rispondere alle numerose richieste di consultazione.
Da oggi è possibile per chiunque accedere al dossier online riguardante il criminale nazista Josef Mengele. Alcuni passaggi, ad eccezione della versione cartacea custodita all’Archivio federale svizzero (AFS), sono stati però oscurati a protezione delle fonti e dei dati personali di terzi.
Lo rende noto giovedì il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), facendo riferimento a una decisione del Consiglio federale del 2001, che prevede questa prassi per i fondi archivistici valutati dalla “Commissione Bergier”. I documenti sono consultabili su questa paginaCollegamento esterno.
La situazione iniziale
In seguito alla domanda di consultazione presentata da uno storico – sulla base di sospetti che volevano Mengele in Svizzera nel 1961, n.d.r – sono pervenute al SIC numerose altre richieste per accedere al dossier, indica il SIC in un comunicato.
Di norma, la documentazione archivistica della Confederazione viene resa accessibile su domanda, caso per caso e a determinate condizioni. Per la documentazione archivistica del SIC, finora il criterio applicato è stato restrittivo, poiché contiene regolarmente informazioni soggette alla protezione delle fonti.
Ma per la documentazione esaminata dalla Commissione Bergier – istituita nella seconda metà degli anni ’90 del secolo scorso in seguito alla crisi dei fondi in giacenza nelle banche elvetiche – vale una regola diversa: il decreto del governo del 7 dicembre 2001 incarica i servizi competenti di sfruttare il margine di manovra offerto dalla legge sull’archiviazione e di applicare una prassi di consultazione liberale.
Una via di mezzo
Visto l’eccezionale interesse pubblico e la quantità di domande pervenute, sottolinea la nota, il SIC ha scelto una via diversa rispetto alla prassi di mostrare, a determinate condizioni, il dossier sul posto a singoli richiedenti. Esso pubblica il dossier sul proprio sito Internet.
Per quanto attiene alle parti oscurate il SIC, dopo una ponderazione degli interessi, ha “effettuato il minor numero possibile di oscuramenti”. Sono oscurati soltanto i dati che devono essere protetti: i dati personali di ex e attuali collaboratori dell’Amministrazione federale con riferimento al SIC e alle sue organizzazioni precedenti, le informazioni soggette alla protezione legale delle fonti, nonché i dati personali di terzi con diritti della personalità prevalenti. Sono escluse dalla censura le persone note al pubblico.
Gli antefatti
Il dossier Mengele, sottolinea il SIC, era stato allestito dal servizio di polizia del Ministero pubblico della Confederazione, quale organizzazione precedente del SIC. Nel 2001 è stato consegnato all’Archivio federale.
Per le domande di consultazione riguardanti questo dossier è competente il SIC quale successore legale. In base al diritto in materia di archiviazione, il dossier sottostà a un termine di protezione sino alla fine del 2071.
Fondandosi sulla legge federale sull’archiviazione (LAr) e sulla legge federale sulle attività informative (LAIn), il SIC ha finora respinto le domande di consultazione, l’ultima volta nel febbraio 2026. Contro questa decisione lo storico in questione ha fatto ricorso al Tribunale amministrativo federale.
Nell’ambito della procedura di ricorso, chiarimenti effettuati con l’AFS hanno rivelato che, per valutare la domanda, occorre fare riferimento al decreto del Consiglio federale del 2001 concernente l’archiviazione della documentazione della Commissione indipendente di esperti Svizzera – Seconda guerra mondiale (“Commissione Bergier”). Quali dossier rientrino in tale ambito non risulta né da elenchi né da indicazioni sulla documentazione archivistica stessa. Per il SIC non era quindi finora possibile riconoscere che il dossier Josef Mengele ne facesse parte.
Nel maggio scorso, il SIC ha annunciato che avrebbe riconsiderato la propria decisione. L’8 settembre, ossia martedì scorso, ha emanato una nuova decisione e ha liberato il dossier con oscuramenti.
Mengele in Svizzera nel 1961?
Il 7 maggio scorso, lo storico Christoph Mörgeli, già consigliere nazionale UDC, aveva confutato sul settimanale Weltwoche la tesi secondo cui Mengele si potesse trovare a Kloten (canton Zurigo) nel 1961. Gli atti relativi al famigerato “angelo della morte” di Auschwitz conservati a Berna, indicava Mörgeli, erano già stati valutati dalla Commissione Bergier senza che venisse scoperto nulla di sensazionale.
Per Mörgeli, le fonti decisive sul tema non si troverebbero a Berna, bensì presso l’archivio di stato di Zurigo. “In qualità di storico della medicina e politico, nel 1999 ho potuto consultare a Zurigo, insieme al defunto consigliere nazionale Alfred Heer, i documenti davvero determinanti”, scriveva il 66enne sul settimanale.
Da queste fonti emergerebbe che Martha Mengele, la seconda moglie del ricercato criminale di guerra, aveva affittato un appartamento a Kloten per iscrivere il figlio in una scuola privata elvetica. Poiché dal 1959 era in vigore un mandato di arresto internazionale contro il marito, la polizia cantonale aveva sorvegliato la donna da un appartamento di fronte al suo, aveva perquisito le sue stanze nonché la sua posta e l’aveva seguita per giorni durante i suoi spostamenti in auto.
La voce secondo cui Josef Mengele sarebbe stato avvistato nell’appartamento di Kloten proviene da un “reporter esaltato del giornale scandalistico tedesco Bild“, secondo Mörgeli. I poliziotti accertarono che il giornalista aveva osservato l’appartamento sbagliato.
Nel frattempo, la polizia cantonale chiese un’autorizzazione alla Confederazione per arrestare il ricercato, nel caso di una sua identificazione. Sebbene non fosse ancora pervenuto alcun mandato di arresto dalla Repubblica Federale di Germania, Berna ordinò alla polizia zurighese di mettere Mengele in custodia cautelare in vista dell’estradizione, qualora se ne fosse presentata l’occasione.
Secondo Mörgeli il fatto che ora si torni a insinuare che le autorità elvetiche avrebbero permesso a Mengele di entrare nel paese nel 1961 non ha senso: si tratterebbe solo di pettegolezzi smentiti da tempo.
Mengele in Svizzera nel 1956
Nel 1961 Mengele – a differenza del 1956, quando trascorse una vacanza sciistica a Engelberg (canton Obwaldo) – semplicemente non si presentò in Svizzera. Martha Mengele, invece, il 24 aprile 1961 ricevette dalla polizia degli stranieri di Zurigo l’ordine di lasciare immediatamente la Confederazione poiché moglie di un criminale di guerra ricercato per i crimini commessi nei campi di concentramento.
In realtà, secondo la ricostruzione dello storico zurighese dall’11 maggio 1960 Josef Mengele viveva nella costante paura di essere rapito dai servizi segreti israeliani, proprio come successo ad Adolf Eichmann, condannato a morte e giustiziato, dopo un processo nello stato ebraico. Nell’ottobre 1960 si rifugiò in Brasile con un passaporto falso a nome di Peter Hochbichler, per non lasciare mai più il Sudamerica fino alla sua morte, avvenuta nel 1979.
In quel periodo i procuratori di Francoforte stavano anche raccogliendo prove per i grandi processi di Auschwitz, iniziati alla fine del 1963. “Il rischio di essere arrestato durante un viaggio in Europa sembrava a Mengele, fin dai primi anni 60, decisamente troppo alto”, argomentava lo storico.
A suo avviso, che il famigerato medico di Auschwitz non si trovasse a Zurigo nel 1961 è dimostrato anche dai suoi meticolosi diari. Il biografo Olivier Guez li ha esaminati e ha negato con decisione che Mengele si fosse recato in Svizzera in quel periodo. “Chi continua a blaterare di un soggiorno di Mengele a Kloten non tiene il passo con la ricerca storica”, concludeva Mörgeli.
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