Dopo 70 anni chiude l’ultima fabbrica di cravatte della Svizzera
L'abbigliamento della società diventa sempre più casual, anche in banca la cravatta non è più obbligatoria ovunque, e la concorrenza di Temu e Shein è troppo schiacciante: dopo sette decenni di attività chiude la Bachmann Krawatten di Zurigo Oerlikon.
Dopo oltre 70 anni di attività la Bachmann Krawatten di Zurigo Oerlikon abbassa definitivamente la saracinesca. L’azienda familiare, specializzata nella produzione artigianale di cravatte e accessori, ha dichiarato il fallimento, lasciando a casa tutti gli 11 dipendenti, compreso il direttore Peter Bachmann, che guidava l’impresa dal 2012 in terza generazione.
“Qui non si può più fare niente”, afferma con amarezza l’imprenditore, dopo aver riconsegnato le chiavi della sede al tribunale fallimentare, in dichiarazioni riportate giovedì dal Tages-Anzeiger. La chiusura è stata confermata dall’interessato a Keystone-ATS.
Bachmann Krawatten era considerata l’ultima realtà elvetica dedicata esclusivamente alle cravatte, con produzione interna nel proprio atelier. Distribuiva i suoi prodotti (cravatte, farfallini e foulard) sotto il marchio Papillon, rifornendo numerose istituzioni svizzere: polizia, aziende di trasporto, banche e persino l’esercito, per il quale confezionava le cravatte dell’uniforme da uscita, la cosiddetta “tenuta A”. Ma da inizio 2025, l’esercito ha abolito quella divisa per gran parte dei militi, riducendo drasticamente le commesse: se prima venivano allestite 20’000 uniformi d’uscita all’anno, oggi sono solo 1’500, con un risparmio per le casse federali di 5,2 milioni di franchi. Una perdita pesante per l’azienda di Bachmann.
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Ma sull’impresa non hanno pesato solo le forze armate. Negli ultimi anni, la domanda di cravatte è crollata: una volta accessorio imprescindibile in ufficio, all’università e nelle occasioni formali, la cravatta ha progressivamente perso terreno a favore dell’abbigliamento casual, fenomeno accelerato dalla pandemia e dal diffondersi del telelavoro, che ha spinto anche le banche a rilassare i codici di abbigliamento. Dopo un timido recupero post-Covid, il mercato ha ripreso a contrarsi.
Temu e Shein concorrenti
E non è solo questione di tendenze. La concorrenza asiatica a bassissimo costo, con piattaforme come Temu e Shein che offrono cravatte per pochi franchi, ha reso insostenibile la competizione per un produttore elvetico. I prezzi di Bachmann – riferisce la testata zurighese – partivano da 49 franchi e aumentavano in base a materiali come seta e cashmere: la clientela del settore specializzato si è ridotta, molti negozi hanno chiuso o ridotto l’assortimento e i fornitori di materie prime e macchinari hanno cessato l’attività.
“Con questi prezzi non possiamo assolutamente tenere il passo”, spiega Bachmann al quotidiano. I costi operativi – energia, trasporti, personale – non hanno fatto che aumentare e la manutenzione delle vecchie macchine specializzate diventava sempre più onerosa e difficile. Nonostante i tentativi di trovare una via d’uscita, la scorsa settimana la famiglia ha dovuto prendere la dolorosa decisione di dichiarare il sovraindebitamento al tribunale. “A un certo punto bisogna tirare il freno”, commenta il direttore, sottolineando che non vi erano state precedenti procedure esecutive o minacce di fallimento.
La chiusura lascia un senso di malinconia: Bachmann ammette di chiedersi cosa penserebbero i nonni della fine dell’azienda di famiglia. Anche il suo futuro personale è incerto. Ma nonostante tutto, non vuole sentire parlare di morte della cravatta: “Verrà indossata meno che in passato, ma non scomparirà del tutto”, conclude.
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