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Donna svizzera rapita in Mali

La missionaria, già rapita nel 2012 nell'ex colonia francese, è stata prelevata da uomini armati a Timbuctù

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 gennaio 2016 - 22:42

Una missionaria svizzera, Béatrice Stockly, è stata rapita nella notte tra giovedì e venerdì a Timbuctu, nel nord ovest del Mali, da uomini armati. Lo hanno comunicato sabato fonti di sicurezza maliane. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), da noi contattato, ha confermato il rapimento di una cittadina elvetica e ha comunicato di essere in contatto con le autorità locali e i rappresentanti della Confederazione nel paese.

La donna sarebbe stata prelevata dalla sua abitazione. La basilese era già stata vittima di un rapimento nell'aprile 2012 da parte un gruppo islamista. Era stata liberata una decina di giorni più tardi grazie a una mediazione del Burkina Faso.

Sul sito del DFAE viene indicato che il rischio di essere sequestrati in Mali è molto alto. "Dal 2009, molti stranieri, per lo più di origine europea, sono stati rapiti nelle zone del Sahara/Sahel. Tra di essi figuravano alcuni turisti, operatori di organizzazioni umanitarie e impiegati di società straniere", si legge.

Una coppia zurighese era stata rapita in Mali anche nel 2009. Berna ha sempre smentito di aver pagato riscatti per la loro liberazione. Il sito del DFAE avverte che "per non mettere in pericolo altri cittadini e per evitare di sostenere le organizzazioni criminali, uno stato deve rifiutare di pagare i riscatti. La Svizzera non paga pertanto nessun riscatto".

afp/ZZ

La liberazione nel 2012 (video Radiodiffusion Télévision Burkina)Link esterno

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