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La direttrice dell’Unispital di Zurigo ringrazia il “whistleblower” licenziato

La direttrice dell'USZ Monika Jänicke.
La direttrice dell'USZ Monika Jänicke. Keystone-SDA

In seguito a un'indagine che ha confermato un'eccessiva mortalità e gravi carenze nella clinica di cardiochirurgia di Zurigo, l'attuale direttrice ha riconosciuto pubblicamente il merito dell'informatore che ha dato il via all'inchiesta.

La direttrice dell’Ospedale universitario di Zurigo (USZ), Monika Jänicke, ha espresso in un’intervista la propria gratitudine nei confronti dell’informatore che ha dato il via alle indagini sulle irregolarità riscontrate presso la clinica di cardiochirurgia.

“Merita tutto il nostro rispetto”, ha dichiarato Jänicke alla SonntagsZeitung. Il “whistleblower” – un ex cardiochirurgo della medesima clinica – aveva segnalato pubblicamente le irregolarità e in seguito aveva sollevato più volte la questione, sottolinea la direttrice dell’USZ nell’intervista.

Jänicke non ha voluto commentare il fatto che in questa vicenda l’informatore abbia perso il posto di lavoro. Si tratta di una questione del passato, ha affermato Jänicke, che è diventata direttrice dell’USZ soltanto successivamente, nel 2023. La questione del risarcimento sarà sicuramente inclusa nell’analisi del rapporto pubblicato martedì scorso, ha dichiarato.

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Questo contenuto è stato pubblicato al L’Ospedale universitario di Zurigo (USZ) ha riconosciuto gravi mancanze e decessi inaspettati nella clinica di cardiochirurgia, avvenuti tra il 2016 e il 2020. Un nuovo rapporto d’inchiesta indipendente svela le dimensioni dell’inadempienza, riferisce oggi l’USZ.

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L’indagine amministrativa ha riscontrato gravi carenze nella clinica di cardiochirurgia e ha dimostrato un tasso di mortalità superiore alla media. Secondo i dati, nel periodo tra il 2016 e il 2020, su circa 4500 interventi chirurgici, si sono verificati da 68 a 74 decessi in più rispetto a quanto ci si sarebbe potuto aspettare statisticamente.

In quegli anni la clinica zurighese di cardiochirurgia era diretta dal professore italiano Francesco Maisano, che è stato sollevato dall’incarico nel 2020 e oggi è primario all’ospedale San Raffaele di Milano. Al centro dello scandalo vi è il cosiddetto “Cardioband”, una protesi di valvola cardiaca sviluppata da una società in cui Maisano aveva una partecipazione, il cui utilizzo potrebbe essere correlato con l’eccesso di morti evidenziato dal rapporto.

È ancora troppo presto per parlare di un risarcimento per le vittime e i loro familiari, ha affermato ancora Jänicke. “Ma potrebbe diventare un tema di discussione”.

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