Denuncia per schiavitù contro tre Cantoni
Una discendente di persone schiavizzate ha presentato una denuncia penale contro tre Cantoni svizzeri, accusandoli di aver tratto profitto dalla tratta degli schiavi e chiedendo un risarcimento.
Un’attivista statunitense, discendente di persone ridotte in schiavitù nelle ex colonie danesi dei Caraibi, ha presentato una denuncia alla Procura federale contro i Cantoni di Zurigo, Berna e Soletta. Come si legge sul sito della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSI Info, che riprende la notizia riportata dalla Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF, Shelley Moorhead sostiene che queste istituzioni abbiano tratto benefici economici dalla tratta transatlantica degli schiavi attraverso investimenti effettuati tra il XVIII e il XIX secolo e chiede una sanzione di 5 milioni di franchi per ciascun Cantone, oltre a un risarcimento personale.
La denuncia si basa sulle ricerche dello storico Hans Fässler, secondo cui tra il 1719 e il 1839 i tre Cantoni avrebbero finanziato società e attività legate al sistema schiavista atlantico. Moorhead, originario delle attuali Isole Vergini Statunitensi, sostiene che le conseguenze economiche e sociali della schiavitù continuino ancora oggi a gravare sui discendenti delle persone sfruttate, limitandone opportunità e accumulazione di ricchezza.
Secondo la documentazione citata, Zurigo avrebbe investito nella britannica South Sea Company e, tramite l’allora istituto statale Leu & Co., anche in strutture commerciali e coloniali danesi e svedesi. Berna figurava tra i principali azionisti della South Sea Company e deteneva titoli di Stato danesi collegati all’economia coloniale, mentre Soletta aveva investito nella Compagnia francese del Mississippi, coinvolta nel commercio coloniale e nella tratta di esseri umani.
Il servizio del TG 20.00 della RSI del 13 settembre 2026:
Per i promotori della denuncia, questi investimenti configurerebbero una forma di sostegno a un sistema che oggi sarebbe qualificato come crimine contro l’umanità. Fässler sostiene inoltre che la condanna morale e giuridica della schiavitù affondi le proprie radici già nell’epoca in cui tali attività erano in corso.
L’apertura di un procedimento appare però poco probabile. Pur essendo storicamente documentato il coinvolgimento di attori svizzeri nei profitti della tratta atlantica, gli autori diretti dei fatti sono morti da tempo e il diritto penale non consente di perseguire persone decedute. Resta inoltre da chiarire se un Cantone possa essere considerato penalmente responsabile per decisioni d’investimento prese secoli fa.
Anche in assenza di sviluppi giudiziari, il caso potrebbe riaccendere il dibattito sul rapporto della Svizzera con il proprio passato. La Confederazione ha già affrontato pagine controverse della sua storia attraverso processi di riconoscimento e risarcimento, come nel caso dei cosiddetti “Verdingkinder”, i minori affidati forzatamente a famiglie contadine e spesso sfruttati come manodopera.
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