Deficit di 609 milioni nel Preventivo 2026 della Confederazione
Il Preventivo 2026 della Confederazione evidenzia un deficit di 609 milioni, mentre il Governo avverte che senza misure di sgravio il disavanzo potrebbe superare i 4 miliardi entro il 2029.
Per il 2026, la Confederazione prevede un deficit di finanziamento, nel bilancio ordinario, di 609 milioni di franchi. Una prima bozza presentata in giugno dal Consiglio federale indicava un passivo di 600 milioni.
Il passivo ordinario, incluso nel messaggio al Parlamento adottato mercoledì dall’Esecutivo, è inferiore al limite ammesso dal freno all’indebitamento in relazione alla congiuntura (-717 milioni), specifica una nota governativa diffusa giovedì. Il margine di manovra disponibile è pertanto di 108 milioni.
Per l’anno prossimo, si stima che le uscite ordinarie aumenteranno del 5,1%, principalmente a causa della 13esima mensilità AVS, del budget dell’esercito, della quota spettante ai Cantoni sui ricavi dell’imposizione minima dell’OCSE e dei contributi ai programmi di ricerca dell’UE. È inoltre preventivato un fabbisogno finanziario eccezionale di 600 milioni a favore delle persone in cerca di protezione provenienti dall’Ucraina.
Secondo l’esecutivo, la pianificazione finanziaria aggiornata alla situazione attuale conferma la necessità del pacchetto di sgravio 27. Senza di esso, si rischierebbero deficit fino a 3 miliardi dal 2027 e di oltre 4 miliardi dal 2029.
Anche con il pacchetto di sgravi, le uscite della Confederazione aumentano da poco meno di 91 miliardi nel 2026 a circa 98 miliardi nel 2029. Per garantire l’equilibrio di bilancio anche sul lungo periodo saranno quindi verosimilmente necessarie altre misure, sottolinea il comunicato.
Il preventivo 2026 si basa sulle previsioni congiunturali di giugno 2025 elaborate dal gruppo di esperti, che ipotizzano dazi statunitensi bassi. Al momento non è chiaro per quanto tempo tali dazi resteranno in vigore e come l’economia svizzera risponderà a questa situazione inedita.
Qualora le tariffe supplementari dovessero produrre un rallentamento congiunturale, nel 2026 le entrate dall’imposta sul valore aggiunto potrebbero essere più contenute. Tuttavia, questo non inciderebbe direttamente sulle uscite della Confederazione, poiché le minori entrate sarebbero compensate dal fattore congiunturale del freno all’indebitamento, che ammetterebbe un deficit di finanziamento più consistente. Altri effetti sul fronte delle entrate si produrrebbero più in là nel tempo.
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