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Danni da vaccinazioni: finora solo due domande risarcimento accolte in Svizzera

siringa in una spalla
Ci sono state più di 400 domande d'indennizzi. Keystone-SDA

A fronte di oltre 400 richieste di indennizzo per danni da vaccino anti-Covid, la Confederazione ne ha finora approvate solo due a causa dell'estrema difficoltà nel provare un nesso di causalità tra la somministrazione e i problemi di salute.

Delle oltre 400 richieste di indennizzi e riparazioni morali per presunti danni causati dalle vaccinazioni anticovid eseguite in Svizzera, finora in soli due casi la Confederazione ha allargato i cordoni della borsa. Una situazione che si spiega con la difficoltà anche di provare un nesso di causalità fra il vaccino e l’insorgere di problemi di salute.

Circa cinque anni fa è stata avviata in Svizzera la campagna di vaccinazione contro il Covid-19. Da dicembre 2020, oltre ai vari confinamenti, diversi milioni di persone hanno ricevuto una delle dosi di vaccino a disposizione.

Il primo risarcimento è stato reso noto nel settembre 2024: una persona ha ottenuto una riparazione morale di 12’500 franchi e un indennizzo di 1’360 franchi per danni subiti a seguito della vaccinazione. Nel luglio dell’anno scorso si è aggiunto un secondo caso, ha spiegato a Keystone-ATS una portavoce del Dipartimento federale dell’interno (DFI). A una persona è stata concessa una riparazione morale di 6’000 franchi. Secondo la legge sulle epidemie, tuttavia, anche i Cantoni partecipano a questo meccanismo di risarcimento.

La portavoce non ha voluto rivelare quali vaccini utilizzati in Svizzera fossero stati somministrati alle persone in causa, richiamandosi al segreto professionale medico.

Fino all’inizio di quest’anno, al DFI sono pervenute 408 richieste di risarcimento per danni da vaccinazione. Secondo la portavoce, 300 di queste sono state esaminate. Inoltre, ha aggiunto, nel frattempo sono state inoltrate altre richieste.

La lunga attesa

A detta del DFI, gli importi concessi finora sono stati assegnati entro circa tre anni dal ricevimento della domanda. L’esame degli aspetti medici, in particolare del nesso causale tra vaccinazione e danno, può richiedere molto tempo, soprattutto se è necessario richiedere perizie mediche.

A ciò si aggiungeva il fatto che sei anni fa il virus era sconosciuto e anche i vaccini erano nuovi. A livello mondiale mancava l’esperienza in materia, ha spiegato la portavoce. La durata del procedimento dipende, oltre che dalla complessità dei fatti medici, anche dalle richieste e dalle prove necessarie da raccogliere a tale scopo.

“Alla complessità contribuiscono in particolare le richieste relative alla perdita di guadagno passata e futura dovuta a un danno permanente alla salute, secondo la portavoce. In questi casi è necessario attendere la decisione dell’Assicurazione invalidità (AI), il che ritarda ulteriormente tutta la procedura.

L’attuale regolamentazione relativa al risarcimento dei danni causati da vaccinazioni obbligatorie o raccomandate è sancita dalla legge sulle epidemie in vigore dal 2016. Ad eccezione delle vaccinazioni contro il coronavirus, il DFI ha finora deciso in merito a tre richieste di indennizzo e riparazione morale. Tutte le domande sono state respinte.

Secondo la portavoce, nei casi evocati o non sussisteva causalità tra la vaccinazione e il danno oppure altri soggetti erano tenuti a coprire il danno. Prima dell’entrata in vigore della legge sulle epidemie, i Cantoni erano responsabili del risarcimento dei danni provocati da vaccinazione.

Nel maggio 2025, rispondendo a un’interpellanza di Felix Wettstein in cui il deputato chiedeva ragguagli sugli effetti indesiderati dei vaccini contro il coronavirus, in particolare miocarditi, trombosi venosa sinusale e sindrome di Guillain-Barré SGB, il Consiglio federale aveva parlato di circa 370 domande di indennizzo e/o riparazione morale ricevute dal DFI e di una sola approvata.

Due domande erano sono state respinte per mancanza del nesso di causalità tra la vaccinazione e il danno alla salute e 270 per motivi formali, ad esempio a causa della documentazione insufficiente del danno alla salute.

Effetti colalterali: cosa dicono i dati

Stando al Governo, durante la pandemia in Svizzera sono stati impiegati principalmente i vaccini Pfizer e Moderna. La miocardite è un effetto collaterale riconosciuto di questi due vaccini (complessivamente 454 notifiche di casi sospetti in Svizzera).

La trombosi venosa sinusale e la SGB sono rischi legati al vaccino Janssen (con rispettivamente due e tre casi sospetti notificati), ma non confermati per Pfizer e Moderna. Per due casi sospetti notificati di SGB non è noto il tipo di vaccino.

L’analisi dei dati dal 2010 al 2023 in relazione alle ospedalizzazioni con SGB come diagnosi principale o secondaria evidenzia un aumento del numero di casi (433 nel 2010 e 642 nel 2023). Tra il 2020 e il 2021, il loro numero è diminuito leggermente, passando da 574 a 552. Nel 2022, i casi sono aumentati arrivando a 621 e tra il 2022 e il 2023 si è verificato un ulteriore moderato incremento pari a quasi il 3,5%.

Sulla base dei dati raccolti durante e dopo la pandemia, il Consiglio federale concludeva dicendo che “non si osserva alcuna tendenza inequivocabile nell’andamento del numero dei casi”. Sulla base di queste cifre, sottolineava l’esecutivo, “non è possibile stabilire alcun nesso causale tra la COVID-19 e il numero dei ricoveri ospedalieri. A tal fine sarebbe necessaria un’analisi più dettagliata dei singoli casi”.

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