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Più controlli sugli acquisti online, in particolare dall’Asia

cartellino Shein
Shein fa parlare di sé molto spesso, ma le notizie sono raramente positive. Keystone-SDA

Mirando a una maggiore trasparenza e a controlli più severi, il Consiglio degli Stati ha approvato due mozioni contro la vendita online di merci di dubbia provenienza.

Giro di vite sugli acquisti online di merci di dubbia provenienza. Il Consiglio degli Stati ha approvato martedì due mozioni che chiedono maggiori verifiche e trasparenza in merito ai prodotti facilmente reperibili in rete.

La prima, di Fabio Regazzi (Centro), chiede d’intensificare i controlli sui pacchi di piccole dimensioni provenienti dall’Asia. È stata accolta con 37 voti a 1. L’obiettivo è migliorare la sicurezza, garantire il rispetto degli standard minimi svizzeri e porre fine alla concorrenza sleale che penalizza le PMI elvetiche.

La Svizzera deve affrontare un massiccio afflusso di piccoli pacchi provenienti dall’Asia, di cui 500’000 dalla sola Cina, spesso inviati a tariffe preferenziali e senza un’adeguata verifica della conformità, ha fatto notare Regazzi. A ciò si aggiunge un gran numero di spedizioni non dichiarate o dichiarate in modo scorretto, che sfuggono a tutti i controlli e si rivelano spesso contraffatte.

La mozione domanda al Consiglio federale di presentare una soluzione per finanziare le verifiche aggiuntive prevedendo una piccola imposta per questo tipo di invii.

Il Governo era contrario, e ha ricordato che diverse revisioni legislative in corso tengono già conto di questa problematica. L’esecutivo sta inoltre valutando l’adozione di elementi chiave delle normative europee, tra cui il diritto doganale previsto dall’UE sui pacchi ordinati online e provenienti da Paesi terzi.

Migliore informazione su Temu e Shein

Il plenum ha in seguito approvato all’unanimità anche una mozione di Benedikt Würth (Centro) che va nella stessa direzione. Chiede una base giuridica per obbligare le piattaforme di commercio online estere come Temu e Shein a etichettare in modo chiaro e inequivocabile sui loro siti tutti i prodotti che non possono essere immessi sul mercato svizzero, per questioni di sicurezza, protezione del marchio, dell’ambiente o di altri requisiti legali.

Senza un’etichettatura chiara, spesso i consumatori non sono in grado di rendersi conto che stanno ordinando articoli non conformi, ha fatto notare Würth, aggiungendo che questa mancanza di trasparenza porta a distorsioni della concorrenza a scapito di chi rispetta le norme.

Il ministro dell’economia Guy Parmelin ha ammesso che è difficile garantire la conformità dei prodotti su queste piattaforme, in particolare a causa del principio di territorialità, nonostante i controlli esistenti in materia.

Malgrado ciò, il governo si è opposto alla mozione. L’imposizione della conformità dei prodotti nei confronti di tali piattaforme e delle aziende che le utilizzano presenta infatti notevoli difficoltà. Oltre a ciò, il principio di territorialità stabilisce dei limiti per le autorità di vigilanza del mercato.

L’esecutivo ha poi rammentato invano che i siti internet di diversi uffici federali forniscono già informazioni e sensibilizzano in merito ai rischi degli acquisti online da piattaforme online estere. Le sospette contraffazioni possono essere inoltre trattenute in dogana ed eventualmente distrutte.

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