Per il Consiglio degli Stati va sempre indicata la nazionalità degli autori di reati
Accogliendo un'iniziativa parlamentare contro il parere della propria commissione, il Consiglio degli Stati ha reso obbligatorio includere età, sesso e nazionalità degli autori di reati nei comunicati di polizia.
Nei comunicati di polizia, l’informazione deve includere età, sesso e nazionalità degli autori dei reati, degli indiziati e delle vittime, salvo che vi si oppongano motivi di protezione della personalità o che tali dati consentano di identificare persone. È quanto si prefigge un’iniziativa parlamentare, già accolta dal Nazionale, approvata martedì anche dal Consiglio degli Stati per 23 voti a 16 e un’astensione.
La decisione sconfessa la raccomandazione della commissione preparatoria – raccomandazione approvata tuttavia con un solo voto di scarto – che invitava il plenum a respingere l’iniziativa inoltrata da Bernjamin Fischer (UDC, destra conservatrice). Per la commissione, ha affermato Daniel Jositsch (PS, sinistra), non è opportuno imporre alle autorità di perseguimento penale quali dati dei sospettati debbano comunicare. Già oggi, il 50% dei Cantoni lo fa, senza che sussista alcun obbligo, mentre altri decidono caso per caso.
Ma stando al “senatore” Marco Chiesa (UDC), esiste un interesse pubblico a che la popolazione sia informata in modo veritiero, esauriente e trasparente sulla sicurezza pubblica, specie alla luce soprattutto delle ampie possibilità di partecipazione offerte dalla democrazia diretta. Questo vuol dire, secondo il ticinese, anche indicare l’età, il sesso e la nazionalità degli autori dei reati, di modo che i cittadini possano farsi un’idea dei fatti.
Per l’esponente democentrista, non si tratta di stigmatizzare chicchessia, bensì di attenersi ai fatti. L’opacità attuale e l’opportunismo politico non fanno che minare la fiducia della popolazione nelle istituzioni. La trasparenza invece rafforza il dibattito pubblico: per questo l’informazione deve essere completa.
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