Stati, approvato il compromesso sulla tutela salariale
La protezione contro il licenziamento per i rappresentanti sindacali, punto cruciale del dibattito sui Bilaterali III, è stata approvata dal Consiglio degli Stati come parte del compromesso sulla tutela salariale.
Nell’ambito del dibattito sui Bilaterali III, mercoledì il Consiglio degli Stati ha accolto il compromesso relativo all’attuazione a livello nazionale delle nuove norme in materia di tutela salariale.
Tra le misure figura, in particolare, la protezione contro il licenziamento per i rappresentanti del personale e sindacali attivi nelle aziende – la cosiddetta “misura 14” – che è stata approvata con 26 voti a 19. Tale soluzione, frutto di lunghe trattative, era uno dei punti più controversi di questo ponderoso dossier.
In collaborazione con le parti sociali e i Cantoni, il Consiglio federale aveva approvato un pacchetto di misure a tutela dei salari. In seno alla Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-S), una maggioranza borghese aveva però respinto la “misura 14”, volta a tutelare i rappresentanti dei lavoratori impiegati in un’impresa in caso di licenziamento. Per la sinistra e i sindacati si tratta invece di una linea rossa: potrebbero riconsiderare il loro sostegno all’intero pacchetto se ritenessero che i rappresentanti sindacali non siano sufficientemente protetti.
Oggi la maggioranza dei “senatori” ha approvato tale soluzione. Secondo i sostenitori, la misura riguarderebbe solo le imprese con almeno cinquanta dipendenti. In definitiva, si tratterebbe di circa 5’000-7’000 rappresentanti del personale, ovvero circa lo 0,15% degli occupati nel settore privato in Svizzera.
Misura controversa
Gli accordi con l’Unione europea prevedono un accesso facilitato al mercato del lavoro svizzero per i cittadini dell’UE. Ciò ha suscitato timori di dumping salariale e di concorrenza sleale, se imprese straniere che distaccano lavoratori in Svizzera offrono retribuzioni basate sui loro standard nazionali. I salari sono infatti generalmente più elevati nella Confederazione, in particolare a causa del costo della vita.
In aula, Benedikt Würth (Centro) ha invitato a votare “sì” a nome della Commissione di politica estera degli Stati (CPE-S). Si tratta di una soluzione negoziata nel corso di innumerevoli trattative, “una misura di accompagnamento in materia di politica interna”.
Nonostante il suo sostegno al pacchetto di misure (1-13), il presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri Fabio Regazzi (Centro) ha ricordato che la 14esima misura non ha nulla a che vedere con il pacchetto di stabilizzazione con l’Unione europea (Bilaterali III). Per questo motivo ha invitato il plenum a respingerla. Dello stesso avviso, il collega Marco Chiesa (Unione democratica di centro – UDC, destra conservatrice), per il quale si tratta di una misura interna. Il democentrista ticinese ha chiesto di non utilizzare il pacchetto di accordi per aggiungervi questa disposizione.
Di tutt’altro avviso il presidente dell’Unione sindacale svizzera Pierre-Yves Mailllard (partito socialista – PS), il quale ha spiegato che senza questo adeguamento la Svizzera potrebbe figurare sulla lista nera dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL). Il socialista vodese ha chiesto al plenum di mettersi finalmente in conformità con l’OIL, precisando che la misura prevista è “modesta” rispetto alle raccomandazioni internazionali.
Consigliere federale ascoltato
A sua volta, il consigliere federale Guy Parmelin ha ricordato che questi adeguamenti consentono di rispondere alle preoccupazioni espresse dai sindacati, ma anche dai datori di lavoro. Il pacchetto di misure nel suo insieme non deve essere indebolito, ha avvertito. E, come detto, al voto il plenum l’ha seguito.
Anche per quanto riguarda le altre disposizioni della legge sui lavoratori distaccati, il Consiglio degli Stati ha seguito i in toto il Consiglio federale. Come nel voto d’entrata in materia, l’UDC, nonché alcuni rappresentanti svizzero-tedeschi del Centro e del partito liberale radicale (PLR, destra liberale), non sono riusciti a convincere il plenum a discostarsi dalla versione governativa.
Il dibattito prosegue.
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