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'Ndrangheta senza frontiere

Da tempo i tentacoli delle organizzazioni criminali, in particolare della mafia calabrese, si sono allungati anche in Svizzera. Ma la Confederazione fa abbastanza per contrastare questo fenomeno? L'approfondimento della trasmissione 60 Minuti.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 gennaio 2020 - 10:14
tvsvizzera.it/mar con RSI

"Sulla nostra frontiera c'è un interessante andirivieni', afferma Alessandra Dolci, responsabile della Divisione investigativa antimafia di Milano. "Per i nostri indagati calabresi il territorio svizzero è considerato una sorta di porto franco, perché sanno di potere sfuggire alle nostre investigazioni, quindi alle nostre intercettazioni, alle nostre attività di pedinamento – spiega alla Radiotelevisione Svizzera. A volte è capitato di dovere assistere, al di qua della frontiera, a incontri che avvenivano a 500 metri. Ma noi non potevamo naturalmente monitorarli".

Malgrado queste difficoltà, le relazioni con le autorità giudiziarie e la polizia elvetica sono definite "buone". Le autorità svizzera – dichiara la responsabile della Dia – "hanno preso consapevolezza di avere questo problema".

Del fenomeno criminalità organizzata, la trasmissione della RSI 60 Minuti ha discusso con Norman Gobbi, responsabile del Dipartimento istituzioni del cantone Ticino, con Marco Romano, consigliere nazionale del Partito popolare democratico, e con Emanuele Stauffer, avvocato ed ex procuratore pubblico ticinese. Nel dibattito interviene anche Nicoletta della Valle, direttrice della Polizia federale.

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