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Identificate tutte le vittime del rogo di Crans-Montana

Centinaia di candele e mazzi di fiori davanti al locale nel quale si è consumata la tragedia.
Centinaia di candele e mazzi di fiori davanti al locale nel quale si è consumata la tragedia. Keystone-SDA

Completata l’identificazione delle 40 vittime dell’incendio di Capodanno a Crans-Montana, le autorità vallesane proseguono le indagini sulle responsabilità penali, mentre il 9 gennaio si terrà una giornata di lutto nazionale in memoria delle persone decedute.

Altre 16 vittime dell’incendio di Crans-Montana sono state identificate, hanno comunicato nella serata di domenica le autorità vallesane. Tutte le 40 persone decedute nell’incendio di Capodanno del bar “Le Constellation” sono state ora riconosciute. Le operazioni d’identificazione sono state condotte dalla Polizia cantonale vallesana, dal DVI (Disaster Victim Identification) e dall’Istituto di medicina legale, si legge in un comunicato.

La maggioranza delle persone morte nell’incendio erano giovanissime: due avevano solo 14 anni e sei 15. La fascia più colpita è quella dei sedicenni, con nove vittime, seguita dai diciottenni, che sono sei. Si contano inoltre tre vittime di 17 anni

Tra i giovani adulti, due persone avevano 20 anni, tre 21 anni e altre tre 22 anni. Una vittima aveva 23 anni, due avevano 24 anni e una 26 anni. Completano il bilancio una persona di 33 anni e una di 39 anni. La maggior parte delle persone decedute era di cittadinanza svizzera (con 22 vittime).

Responsabilità penali

Prosegue intanto l’inchiesta per chiarire eventuali le responsabilità penali e le circostanze precise dell’incendio. Le verifiche riguarderanno, tra l’altro, l’esame della documentazione fornita dal Comune, la conformità dei lavori eseguiti dai gerenti del bar “Le Constellation”, i materiali impiegati, le vie di fuga, i dispositivi antincendio e il rispetto delle norme vigenti in materia di sicurezza.

Dalle prime indagini, l’origine dell’incendio sarebbe collegata all’uso di “fontane pirotecniche”: dispositivi non metallici contenenti sostanze che producono scintille e fiamme, progettati per essere posti a terra, fissati su supporti o tenuti in mano.

Le testimonianze raccolte parlano di un incendio che si è propagato rapidamente, generando fumo intenso e un’ondata di calore significativa. Tutto si sarebbe svolto molto velocemente, ha sottolineato la procuratrice generale vallesana Béatrice Pilloud.

Nessuna detenzione preventiva

I due gerenti rimanono comunque per il momento a piede libero: non sussistono i requisiti per porli in detenzione preventiva, ha precisato Pilloud.

Non vi sono infatti elementi che facciano temere una fuga dei due imputati per sottrarsi al procedimento penale o a una eventuale condanna. Gli altri criteri per la detenzione preventiva, come il rischio di recidiva o di inquinamento delle prove, non sono rilevanti nel caso in questione, ha indicato la procuratrice.

La coppia è accusata di omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo. Rimane valido il principio di presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva.

Il Comune si costituisce parte civile

Il Comune di Crans-Montana, si è saputo sabato, si costituisce parte civile nel procedimento penale. Questo gli permetterà di contribuire attivamente all’accertamento completo dei fatti, ha comunicato l’Esecutivo, che ha preso la decisione all’unanimità.

Lutto nazionale il 9 gennaio

Intanto il presidente della confederazione Guy Parmelin ha annunciato alla stampa domenicale che il 9 gennaio ci sarà una giornata di lutto nazionale in memoria delle vittime dell’incendio.

Quel giorno tutte le campane delle chiese svizzere suoneranno alle 14:00, quando avrà inizio la cerimonia funebre nella località turistica. È previsto un minuto di silenzio nello stesso momento. “In questo momento di unità, ogni persona in Svizzera potrà ricordare personalmente le vittime della catastrofe”, ha spiegato Parmelin in interviste rilasciate al Sonntagsblick e alla Sonntagszeitung.

Il ministro vodese parteciperà alla cerimonia di Crans-Montana con una delegazione del Consiglio federale e delle autorità vallesane, ha precisato alla Sonntagszeitung. Parmelin non sa ancora quali delegazioni straniere saranno presenti.

Dopo l’incendio, numerosi capi di Stato e di Governo stranieri hanno chiamato personalmente il presidente della Confederazione per offrirgli un sostegno concreto, in particolare l’invio di specialisti medici. “È chiaro che un Paese non può affrontare da solo una situazione di emergenza del genere”, ha affermato. La Confederazione ha quindi chiesto aiuto a livello internazionale.

L’Unione Europea dispone di un meccanismo in caso di catastrofi che consente di coordinare gli aiuti dei Ventisette in caso di gravi sciagure nei Paesi membri e in alcuni Paesi terzi. Le vittime di Crans-Montana potranno essere trasferite in cliniche specializzate in diversi Stati dell’UE. Ciò consentirà loro di ricevere le migliori cure, ha spiegato Parmelin.

Le cure potrebbero durare mesi, ha aggiunto, parlando di una “corsa contro il tempo”. Venerdì le autorità vallesane avevano annunciato che circa 50 pazienti sarebbero stati trasferiti all’estero, sottolineando che i Paesi vicini, ma anche altri Stati come il Belgio, avevano offerto il loro aiuto.

Nelle interviste, Parmelin ha espresso ancora una volta tutta la sua vicinanza e le sue profonde condoglianze alle famiglie colpite dalla catastrofe. Questa “tragedia umana di portata senza precedenti” ha richiesto “un gesto di sostegno e solidarietà”, con l’esposizione a mezz’asta delle bandiere del Palazzo federale per cinque giorni. Diverse città e cantoni hanno fatto lo stesso.

Troppo presto per prendere misure

Il presidente della Confederazione ha inoltre affermato che “determineremo, insieme alle autorità cantonali e comunali, quali misure adottare affinché una simile catastrofe non si ripeta”. Ma è troppo presto per dire quali.

Occorre dapprima esaminare la situazione in modo approfondito. “Non dimentichiamo: quello che è successo a Crans-Montana può succedere ovunque”, ha avvertito.

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