Crans-Montana: “L’uscita di emergenza non era chiusa”, dicono i legali della coppia
Respingendo le accuse relative alle violazioni di sicurezza, come quella sull'uscita di emergenza, i legali dei gestori del bar di Crans-Montana teatro dell'incendio denunciano una campagna di disinformazione e una "vendetta popolare" contro i loro assistiti, descritti come devastati dalla tragedia.
Il legali della coppia che gestisce il bar di Crans-Montana teatro dell’incendio di Capodanno costato la vita a 40 persone respingono le accuse mosse contro i loro clienti, in particolare in relazione all’uscita di emergenza: il varco non era bloccato, hanno detto alla RAdiotelevisione della Svizzera romanda RTS.
Il servizio del TG 20.00 della RSI del 18 gennaio 2026:
“L’uscita di sicurezza è dotata di una cosiddetta maniglia anti-panico che non può essere chiusa o bloccata”, ha affermato l’avvocato Nicola Meier. Questa uscita era quindi evidentemente aperta. Per quanto riguarda la larghezza richiesta delle scale, essa è di competenza delle autorità e delle loro norme: la coppia ha seguito le istruzioni.
In relazione al materiale espanso poi rivelatosi infiammabile, il gestore si era informato presso il rivenditore sull’idoneità per un locale pubblico, ha osservato un altro avvocato, Patrick Michod. E aveva chiesto espressamente se questo materiale comportasse dei rischi. Inoltre il Comune aveva controllato più volte il locale e non aveva sollevato obiezioni sull’isolamento durante i controlli successivi.
Gli avvocati dei coniugi Moretti hanno anche denunciato le “menzogne” e le “fughe di notizie” relative alle indagini in corso. Chiedono al ministero pubblico vallesano di resistere alle pressioni.
Intervenendo oggi su diversi media, Yaël Hayat, Nicola Meier e Patrick Michod hanno affermato che i loro assistiti sono “devastati” dal dramma e che, in qualità di “custodi del locale”, “i morti sono anche i loro morti”.
I legali hanno sostenuto che Jacques e Jessica Moretti sono oggetto di una vendetta popolare che non ha “nulla a che vedere con la giustizia”. Hanno ricordato che i loro clienti non vogliono sottrarsi alla giustizia: “la vogliono affrontare affinché emerga la verità”.
Gli avvocati hanno deplorato quelle che considerano “le bugie” e “le derive” che hanno accompagnato l’inizio dell’istruttoria penale. Hanno citato come esempio “il video falso” che avrebbe mostrato Jessica Moretti fuggire per prima dal bar con la cassa.
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