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Costruire la Svizzera 6/12 - Un grattacielo che guarda...lontano

Una sfida per 2 architetti: riqualificare un grattacielo

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 giugno 2014 - 13:42

Due architetti ristrutturano un grattacielo degli Anni 60 sulla base del concetto di "compressione all'interno", ovvero modificando esclusivamente le superfici abitative interne dell'edificio. Marianne Burkhalter e Christian Sumi sono riusciti a creare un palazzo strutturalmente nuovo, sempre però in relazione con la realtà geografica e sociale del luogo.

È stato il primo grattacielo di Winterthur (Zurigo), un edificio abitativo alto dodici piani costruito negli anni Sessanta, simbolo della rapida espansione industriale della città, ma anche dell'industrializzazione legata allo storico gruppo Sulzer. I primi ad abitarlo furono infatti soprattutto italiani che lavoravano alla Sulzer.

Lo svizzero medio aveva paura di un grattacielo del genere, lo vedeva come una minaccia della quiete, aveva paura che potesse diventare luogo dove anche la criminalità avrebbe trovato terreno fertile. Timori che poi non si sono verificati. E oggi, l'edificio è il simbolo della città.

Il grattacielo, qualche anno fa, è stato oggetto di una ristrutturazione che ha saputo rispettare l'originale interpretandolo in modo nuovo. Si tratta, in architettura, di «Dealing with the existing» ed è, per gli architetti che ci lavorano, una sfida appassionante. Permette infatti di immergersi nelle storie del passato e di reinventare, oltre agli spazi abitativi, anche storie nuove. Una costruzione vissuta come un racconto, partito da un vecchio libro.

Guarda il filmato e fai un viaggio nella storia...

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