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Consulenza religiosa musulmana nei centri asilanti

Belkis Osman, vicepresidente della società delle organizzazioni musulmane a Zurigo VIOZ.
Belkis Osman, vicepresidente della società delle organizzazioni musulmane a Zurigo VIOZ, è una delle persone che offre consulenza religiosa musulmana nei Centri federali per richiedenti asilo. Keystone / Pascal Bloch

La consulenza religiosa musulmana nei centri federali per richiedenti asilo risponde a un bisogno reale. Introdotta lo scorso anno come progetto pilota, le autorità elvetiche hanno deciso di prorogare il progetto per un ulteriore anno.

La decisione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) è stata presa sulla base di un bilancio definito “molto positivo”. L’anno scorso, il progetto ha impiegato cinque cappellani musulmani, tra cui una donna, nelle strutture regionali di Zurigo, della Svizzera romanda e di quella orientale, pari a 2,3 equivalenti a tempo pieno. In febbraio un cappellano sarà assunto anche in Ticino.

Il servizio ha accompagnato richiedenti asilo di 19 Paesi, più della metà dei quali provenienti da Algeria, Afghanistan, Marocco e Siria. Tre quarti di loro erano musulmani sunniti, il 14% sciiti, il 9% cristiani. Circa il 60% dei colloqui si sono svolti in arabo, il 40% in inglese, francese o berbero.

La stragrande maggioranza di coloro che hanno ricevuto il sostegno erano uomini sotto i 40 anni. I colloqui hanno riguardato principalmente problemi psicologici o psicosomatici, come la paura del futuro, i conflitti, questioni familiari, lo stress emotivo e la dimensione religiosa.

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Lo studio: “Interlocutori preziosi”

La scelta di proseguire con questo progetto segue uno studio svolto dal Centro Svizzero Islam e Società (CSIS) dell’Università di Friburgo. Secondo l’indagine, “la domanda per questo nuovo servizio è elevata in tutti i Centri esaminati. I richiedenti l’asilo ricorrono volentieri a questo servizio.

I consulenti religiosi musulmani sono, peraltro, dei preziosi interlocutori anche per i professionisti che operano nei Centri (assistenza, sicurezza, cure mediche) e le loro competenze religiose, culturali e linguistiche sono particolarmente apprezzate. Infine, la presenza dei consulenti religiosi contribuisce a prevenire situazioni potenzialmente conflittuali”.

“Ci ha sorpreso l’apprezzamento espresso da tutti: dai richiedenti asilo, da chi gestisce le strutture e dai rappresentanti delle chiese cristiane già presenti”, spiega inoltre Hansjörg Schmid, del Centro svizzero Islam e società. Un’esperienza positiva attestata fra l’altro dagli agenti di sicurezza – che parlano di conflitti ridotti – e dagli assistenti stessi, che spesso hanno a che fare con chi verrà rimpatriato.

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Prevenzione indiretta contro la radicalizzazione

In che misura l’assistenza spirituale può contribuire a prevenire la radicalizzazione? “Questi consulenti non sono né detective né esperti di radicalizzazione – precisa il professor Schmid – ma indirettamente essi possono contribuire alla prevenzione, andando a colmare quel vuoto o quegli spazi che spiritualmente rischiano di essere raggiunti da predicatori radicali”. Gli assistenti praticano infatti un Islam moderato, non appartengono a particolari correnti.

La consulenza religiosa musulmana verrà pertanto proposta fino a dicembre. Se la valutazione positiva sarà confermata, questo servizio sarà disponibile in modo permanente nei centri per richiedenti asilo, ha sottolineato la Segreteria di stato della migrazione. I responsabili stanno cercando una soluzione per garantirne un finanziamento a lungo termine e una struttura perenne.
 

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