Ministri svizzeri sui social: poca politica, molta prudenza
Uno studio dell’Università di Losanna rivela un uso limitato e poco incisivo dei social media da parte dei consiglieri e delle consigliere di Stato svizzeri, con contenuti prevalentemente neutri e una presenza online modesta.
Una ristretta base di follower e post neutri, oltre che poco frequenti. Queste, in estrema sintesi, le conclusioni di uno studio pubblicato da ricercatori e ricercatrici dell’Università di Losanna (UNIL) sull’utilizzo dei social media da parte dei consiglieri e delle consigliere di Stato svizzeri.
Stando a esperti ed esperte dell’Istituto superiore di studi in amministrazione pubblica dell’ateneo romando, Facebook è la piattaforma su cui i membri dei vari governi cantonali hanno il più alto numero di seguaci: la maggior parte ne conta fra gli 0 e i 5’000. Eccezioni sono rappresentate da politici noti su scala nazionale come gli ex deputati a Berna Natalie Rickli (UDC, Zurigo), con oltre 27’000, e Mathias Reynard (PS, Vallese), con più di 12’000.
Anche su Instagram queste personalità politiche faticano a costruire delle grandi community. Secondo le cifre dello studio, la media di follower è inferiore ai 5’000. A distinguersi è il leghista ticinese Norman Gobbi, che sfora quota 14’000.
Per quanto riguarda l’ultimo social preso in considerazione, ovvero X, è emerso che in molti snobbano il servizio di microblogging di proprietà di Elon Musk. La maggior parte infatti non ha nemmeno un profilo. Ancora una volta, è Rickli a rappresentare un’anomalia (45’000 follower), così come, in Romandia, il centrista vallesano Christophe Darbellay (12’000) o la liberale-radicale vodese Isabelle Moret (9’000).
Regione che vai social che trovi
Le persone che si sono occupate dello studio dell’UNIL hanno inoltre osservato differenze legate alla regione linguistica di appartenenza. In media, i le ministre e i ministri cantonali francofoni hanno un tasso di pubblicazione simile a quello dei loro colleghi italofoni. Le politiche e i politici svizzerotedeschi sono invece meno attivi.
Su Facebook, le consigliere e i consiglieri di Stato tendono a postare raramente. Gli autori dello studio riferiscono di una frequenza generalmente inferiore a 0,2 messaggi al giorno. Tuttavia, alcuni, in particolare quelli sulla cinquantina, emergono per la loro attività più costante.
La situazione è simile su Instagram, dove non si raggiungono gli 0,1 post al giorno. La stragrande maggioranza non pubblica o lo fa molto poco su X, che per questo motivo è stato definito un canale di comunicazione “marginale” in questo studio.
Poca vita privata
Passando al contenuto dei post, l’83% ha un legame con il ruolo politico. Sono invece in pochi quelli e quelle che condividono aspetti della loro vita privata. Un numero prevalente di messaggi ha peraltro nessuno o scarso contenuto politico.
I ministri sono spesso neutri (77%) a livello di emozioni quando pubblicano qualcosa. Una percentuale contenuta (21%) si mostra positiva, mentre quasi nessuno lascia trasparire negatività (2%).
Infine, lo studio, realizzato analizzando 154 membri di esecutivi durante tutto il 2024, evidenzia come un gran numero di post non affronti questioni di politica pubblica. I più popolari sono temi come la cultura, le tradizioni, lo sport o il tempo libero. Al contrario, si preferisce glissare su argomenti che dividono la popolazione, vedasi la sanità, le tasse o la migrazione.
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