“Congratulazioni al dipartimento di lobbying di UBS”
Secondo il giurista Peter V. Kunz, la decisione parlamentare di ammorbidire le regole sul capitale per UBS è una vittoria del lobbismo bancario e una scelta politica che antepone gli interessi dell'istituto alla sicurezza nazionale svizzera.
Il giurista Peter V. Kunz stronca la proposta della Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-S) riguardo alla copertura delle partecipazioni estere delle banche sistemiche. “Non è una decisione giusta, ma politica”, sostiene. E avverte: il rischio che la banca diventi troppo grande per essere salvata è concreto.
“C’era da aspettarselo, più o meno”, afferma il docente di diritto economico all’Università di Berna in un’intervista all’agenzia Awp. “In definitiva, però, la responsabilità ricade sul Consiglio federale, poiché ha evitato di prendere una decisione e ha passato la palla al parlamento, cosa che dal punto di vista giuridico non era necessaria”.
La commissione propone di dotare le filiali estere di UBS per il 50% di capitale primario di classe 1 (CET1) e per il 50% di obbligazioni AT1. Il Consiglio federale, dopo il crac di Credit Suisse, aveva invece suggerito una copertura integrale con CET1. L’attuale regime prevede il 45% di CET1 e il 15% di AT1.
“Le obbligazioni AT1 sono sempre meno forti rispetto al capitale proprio effettivo”, commenta Kunz. “Dal punto di vista della sicurezza, si tratta di un netto indebolimento della proposta del governo. Questa linea era comunque già stata anticipata da alcuni parlamentari”.
Questo inasprimento dei requisiti patrimoniali – chiede il giornalista – rende comunque più sicura la piazza finanziaria elvetica? “No, certamente no”, risponde l’esperto. “Finché la Svizzera tollererà le banche di importanza sistemica, i rischi rimarranno sempre. Se UBS dovesse trovarsi coinvolta nella prossima grande crisi – cosa che sarà solo una questione di tempo – le misure preventive non serviranno a nulla. Rispetto alla situazione attuale, la piazza finanziaria avrebbe bisogno, in particolare, di migliori possibilità di liquidazione per una grande banca”.
UBS diventa più resistente alle crisi? “No. Almeno non viene penalizzata rispetto ad altre grandi banche straniere. Gli interessi degli azionisti di UBS hanno avuto un peso maggiore rispetto agli interessi nazionali della Svizzera. Si profila il rischio che l’istituto possa diventare ‘too big to be rescued'”, troppo grande per essere salvato.
Secondo il 61enne quanto successo alla commissione degli Stati è chiaramente una vittoria parziale per la società guidata da Sergio Ermotti. “Congratulazioni al dipartimento di lobbying di UBS, che da tre anni dipinge lo scenario apocalittico del trasferimento della sede all’estero”. Per lo specialista la questione del salvataggio di una banca è scomparsa dall’attenzione politica. “La popolazione svizzera non ha una memoria politica a lungo termine”, conclude.
Karin Keller-Sutter: “Non sono stupita che il lobbysmo funzioni”
Karin Keller-Sutter ha criticato la decisione della Commissione dell’economia degli Stati di attenuare le misure proposte dal Consiglio federale per UBS. La ministra delle finanze ha ricordato che la proposta del Governo, sostenuta tra gli altri da BNS, FINMA e FMI, nasceva dalle lezioni apprese dal crollo di Credit Suisse.
Secondo Keller-Sutter, la soluzione fondata in parte sulle obbligazioni AT1 è giuridicamente incerta e potrebbe rivelarsi impraticabile. Riferendosi alle accuse di pressioni esercitate dalla grande banca, ha inoltre affermato che “non mi stupisce che il lobbismo per UBS funzioni”, ribadendo che il Parlamento dovrà assumersi le proprie responsabilità.
Il servizio del TG 12.30 della RSI del 1. settembre 2026:
Impiegati di banca accolgono con favore la normativa UBS
L’Associazione svizzera degli impiegati di banca (ASIB) sostiene la proposta della Commissione dell’economia degli Stati per la regolamentazione di UBS, accogliendo in particolare l’inclusione vincolante degli interessi del personale. Il sindacato chiede inoltre piani sociali obbligatori per le banche di rilevanza sistemica, alla luce delle difficoltà che attraversa il settore, segnato da un aumento della disoccupazione e da recenti annunci di licenziamenti.
L’ASIB valuta positivamente anche il compromesso sui requisiti di capitale per UBS, ritenendo che permetta di conciliare la stabilità della piazza finanziaria svizzera con la salvaguardia dei posti di lavoro, e invita il Parlamento ad approvare il pacchetto di misure proposto dalla commissione.
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