Confederazione criticata per il suo sostegno a centrali di gas all’estero
Diverse ONG, tra cui WWF e Greenpeace, hanno accusato la Svizzera di violare gli impegni climatici internazionali manifestando contro il sostegno dell'Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni a dieci progetti di centrali a gas all'estero.
Una ventina di organizzazioni non governative (ONG), fra le quali WWF, Greenpeace, Amnesty International e Public Eye, mettono sotto accusa il sostegno della Svizzera a dieci progetti di centrali a gas all’estero. Mercoledì hanno manifestato davanti alla sede dell’Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni (ASRE) a Zurigo.
In una lettera aperta al capo del Dipartimento dell’economia e presidente della Confederazione Guy Parmelin, così come al ministro dell’energia e dell’ambiente Albert Rösti, le 23 ONG hanno affermato che la Svizzera viola i suoi impegni presi alla conferenza di Glasgow sul clima nel 2021. In tale occasione si è impegnata a non più finanziare progetti di energia fossile all’estero.
Ora, dal 2023, l’ASRE “dà sostegno provvisorio o definitivo a non meno di dieci centrali a gas all’estero”, denunciano le organizzazioni. I progetti, sempre secondo loro stime, emettono quasi 20 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti all’anno, ovvero la metà delle emissioni nazionali elvetiche.
Credibilità ridotta
Sostenendo lo sviluppo della combustione di gas, l’ASRE aggrava la crisi climatica. Questo tipo di sostegno nuoce inoltre anche alla credibilità della politica estera, ambientale e climatica della Svizzera e ritarda la transizione verso le energie rinnovabili, prosegue la lettera.
Le organizzazioni esigono da Consiglio federale, Segreteria di Stato dell’economia (SECO) e ASRE lo stop immediato a tali progetti e la trasparenza dei dati. In quanto entità federale indipendente, l’ASRE deve mostrarsi esemplare e, conformemente alla legge sul clima, arrivare alla neutralità climatica entro il 2040.
Linee guida dell’OCSE
Contattata da Keystone-ATS, l’ASRE afferma di conformarsi alle linee direttive dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), che a suo dire autorizzano le centrali a gas “a certe condizioni”. Queste “restano spesso importanti per la produzione di energia e per il progresso dell’economia, in particolare nei Paesi in via di sviluppo ed emergenti”, scrive l’organismo.
Quest’ultimo ha poi specificato di assicurare in maniera attiva una somma di 713 milioni di franchi per tre centrali a gas, e di 440 milioni per tre altre con un accordo di principio. I progetti in questione, conferma l’autorità, emettono quasi 20 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti all’anno.
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