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Condannato il giovane che nel 2024 accoltellò un ebreo a Zurigo

furgoncino polizia davanti al luogo dell'aggressione
Il luogo dell'aggressione. Keystone-SDA

Un giovane è stato condannato a un anno di reclusione, pena poi commutata in un percorso terapeutico, per aver accoltellato un ebreo ortodosso a Zurigo nel 2024, quando aveva 15 anni.

Il tribunale minorile di Dielsdorf (canton Zurigo) ha condannato martedì un giovane a un anno di reclusione per plurimo tentato assassinio. Il ragazzo, che all’epoca dei fatti aveva 15 anni, nel 2024 aveva accoltellato un ebreo ortodosso a Zurigo.

All’atto pratico, alla pena detentiva è stato tuttavia preferito un collocamento a fini terapeutici. Nel motivare la sentenza, il giudice ha affermato che “Uccidere gli ebrei solo perché sono ebrei è un atto senza scrupoli”. Per quanto riguarda le ripetute minacce, il tribunale ha assolto l’imputato.

Con la decisione odierna, il tribunale non segue totalmente la linea del Ministero pubblico. L’accusa chiedeva in effetti un anno di reclusione senza sospensione condizionale, mentre la difesa domandava sei mesi da non scontare.

Il servizio del TG 20.00 della RSI del 7 luglio 2026:

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Il 2 marzo alle ore 00:16 il giovane – cittadino svizzero di origine tunisine – ha annunciato pubblicamente su un social network il suo piano di uccidere ebrei, caricando l’immagine di una pagnotta tagliata in quattro parti, accompagnata dalla scritta in arabo “Presto, insh’Allah”.

Verso le 21.00 il giovane si è recato presso una sinagoga nella città di Zurigo, dove ha però trovato la porta chiusa. Poco dopo, ha incontrato quella che sarebbe diventata la sua vittima: un ebreo ortodosso che stava andando a piedi dalla sua famiglia. L’imputato lo ha aggredito alle spalle con il coltello in pugno colpendolo alla testa e al collo.

La vittima ha cercato di fuggire, ma il giovane ha continuato a pugnalarla, infliggendole un totale di 17 ferite da taglio e da punta su tutto il corpo, secondo l’accusa. I passanti sono infine riusciti a immobilizzare l’aggressore fino all’arrivo della polizia.

Secondo l’atto d’accusa, l’imputato si sarebbe radicalizzato su forum online e avrebbe dichiarato la propria adesione allo Stato Islamico. Durante i fatti ha avviato una diretta streaming affinché “il mondo potesse seguire le sue azioni online”.

L’aggressione dell’allora quindicenne aveva suscitato reazioni di sgomento in ambito politico. Il capo del dipartimento cantonale della sicurezza, Mario Fehr (senza partito), aveva chiesto la revoca della cittadinanza.

La sentenza non è ancora cresciuta in giudicato ed è possibile un ricorso.

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