Il Governo elvetico vuole frenare i prepensionamenti
Senza aumentare l'età di riferimento, il Consiglio federale propone una riforma dell'AVS che scoraggia il pensionamento anticipato alzando l'età minima a 63 anni e incentiva a lavorare più a lungo, il tutto mentre resta da definire il finanziamento della 13esima.
La nuova riforma AVS 2030 mira a scoraggiare il pensionamento anticipato, ma non prevede alcun aumento dell’età di riferimento. È quanto propone il Consiglio federale, che ha posto mercoledì il progetto di revisione in consultazione fino all’11 settembre, mentre attende ancora la decisione del Parlamento in merito al finanziamento della 13esima mensilità della rendita di vecchiaia.
Nei prossimi anni molte persone appartenenti alla generazione dei baby boomer raggiungeranno l’età di pensionamento, una svolta demografica che pone sfide importanti per le casse dell’AVS, ha dichiarato mercoledì in conferenza stampa la responsabile del Dipartimento federale dell’interno (DFI) Elisabeth Baume-Schneider. Con la riforma, il Consiglio federale intende modernizzare l’assicurazione e adeguarla all’evoluzione della società per il periodo 2030-2040, ha spiegato.
Lavorare più a lungo, ma senza alzare l’età di riferimento
Tra le misure proposte dall’Esecutivo spicca il progressivo aumento dell’età minima di pensionamento, da 58 a 63 anni. Tenuto conto dell’aumento della speranza di vita e della carenza di manodopera, per il Governo è essenziale rafforzare, nell’ambito del 1° e del 2° pilastro, le disposizioni per far sì che le persone lavorino il più a lungo possibile, ha sostenuto la ministra giurassiana davanti ai media. Sono tuttavia previste alcune eccezioni – ha precisato – in particolare in caso di ristrutturazione aziendale o nell’ambito di contratti collettivi di lavoro, ma non si potrebbe comunque scendere al di sotto dei 60 anni.
Per incentivare la prosecuzione dell’attività lucrativa dopo i 65 anni, invece, le lavoratrici e i lavoratori dipendenti dovrebbero inoltre avere la possibilità di rimanere affiliati a un istituto di previdenza del 2° pilastro. Verrebbe altresì introdotta la possibilità di trasferire la prestazione d’uscita a un nuovo istituto di previdenza.
Il Consiglio federale propone inoltre di aumentare la franchigia applicata ai redditi conseguiti dopo l’età di riferimento da 16’800 a 22’680 franchi all’anno e adeguarla a intervalli regolari. I redditi provenienti da un’attività lucrativa esercitata dopo il raggiungimento di questa età sarebbero così presi maggiormente in considerazione, sostiene l’Esecutivo. L’attuale limite di 70 anni fino al quale è possibile migliorare la propria rendita sarebbe soppresso, il che renderebbe possibile il rinvio della riscossione della rendita oltre questa età.
L’idea dell’Esecutivo è quindi quella d’introdurre nuove aliquote di riduzione in caso di riscossione anticipata della rendita e nuove aliquote di aumento in caso di differimento, nell’ottica di rendere meno attrattiva l’anticipazione e più interessante il differimento della riscossione della rendita, ha riassunto la capa del DFI.
Tra le altre misure si contano l’allineamento del tasso di contribuzione dei lavoratori indipendenti con redditi elevati a quello dei lavoratori dipendenti (8,7 % invece che 8,1 %) nonché l’assoggettamento a contribuzione dei dividendi eccessivi. Attualmente, infatti, i dividendi non sono soggetti ai contributi AVS, il che può indurre a privilegiarli rispetto al salario, ha ribadito Baume-Schneider. Con questa misura, il Consiglio federale intende quindi lottare contro i casi di abuso e rendere il sistema più equo tra i salariati azionisti e gli altri salariati.
Secondo il Consiglio federale, la riforma AVS 2030 dovrebbe generare entrate supplementari per l’assicurazione pari a circa 600 milioni di franchi all’anno fino al 2040. Il Consiglio federale rinuncia così ad aumentare, per ora, l’età di riferimento.
L’incognita del finanziamento e il nodo della 13esima
Il tutto – ha evidenziato la ministra giurassiana – dipenderà però dal finanziamento della 13esima mensilità della rendita di vecchiaia, che verrà versata per la prima volta quest’anno, nel mese di dicembre. Sulle modalità del suo finanziamento il Parlamento non ha infatti ancora trovato un accordo concreto.
Qualora la sovvenzione della 13esima AVS venisse garantita a lungo termine, in linea di massima non sarebbe necessario un finanziamento supplementare dell’AVS, a condizione che la situazione economica non si deteriori notevolmente, ha affermato la consigliera federale socialista. Per contro, se il Parlamento optasse per un finanziamento di durata limitata, occorrerebbe aumentare l’IVA di 0,7 punti percentuali. Nel caso invece il Parlamento non prendesse nessuna decisione, sarebbe necessario un finanziamento supplementare, o sotto forma di soluzione mista (+0,7 punti percentuali di IVA e +0,2 punti percentuali di contributi), o tramite un aumento dell’IVA di 0,9 punti percentuali.
Per garantire la stabilità dell’AVS, inoltre, l’Esecutivo propone di introdurre un meccanismo d’intervento: qualora fosse prevedibile che il livello del Fondo di compensazione AVS scenderà al di sotto del 90% delle uscite annue dell’assicurazione nel corso dei tre anni successivi, il Consiglio federale dovrebbe proporre misure di stabilizzazione al Parlamento entro un anno.
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