Un articolo di giornale vale una condanna per Berna
La Corte europea dei diritti dell'uomo ha dato ragione al quotidiano Le Courrier, condannando la Svizzera per aver ingiustamente limitato la libertà di espressione del giornale a favore della reputazione di un uomo d'affari.
La Svizzera ha violato la libertà di espressione del quotidiano ginevrino Le Courrier nel caso che lo opponeva all’uomo d’affari Jean Claude Gandur.
Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), condannando Berna a versare un risarcimento al giornale nell’ordine di decine di migliaia di franchi.
Gandur si era rivolto alla giustizia 11 anni fa in sede civile e penale, dopo un suo ritratto pubblicato da Le Courrier nell’ambito delle discussioni sull’ampliamento del Museo di arte e di storia (MAH) di Ginevra. All’epoca, il mecenate non aveva escluso la possibilità di cofinanziare un edificio pubblico per un valore di 40 milioni di franchi.
L’articolo di stampa menzionava le attività di Gandur nel commercio di petrolio in Africa e presunti episodi di corruzione legati a una delle sue società, riferimenti che il diretto interessato non aveva gradito. Dopo un primo verdetto favorevole al giornale, l’uomo d’affari aveva ottenuto ragione in appello e dinanzi al Tribunale federale (TF) per lesione della personalità. Quattro anni fa, Le Courrier si è quindi rivolto alla CEDU.
Tale istanza ha dovuto decidere se l'”ingerenza” giudiziaria nella libertà di espressione di Le Courrier fosse indispensabile in una società democratica. Secondo la corte, l’articolo si basava su “fatti accertati, senza ricorrere ad affermazioni prive di fondamento”.
Una spesa di oltre 50’000 franchi per la Svizzera
I tribunali elvetici, proseguono i giudici di Strasburgo, avrebbero dovuto prendere in considerazione la violazione della libertà di espressione e non concentrarsi semplicemente sulla lesione della personalità. Pertanto, la CEDU, in una sentenza emessa giovedì, ha condannato la Svizzera a versare alla testata 52’600 euro (48’500 franchi al cambio attuale) a titolo di spese processuali e 4’000 euro (3’700 franchi) per danni morali.
“Si tratta di una decisione storica”, ha esultato oggi il quotidiano romando, che avrà “ripercussioni globali sulla libertà di espressione in Svizzera, in particolare dei media”. Questa sentenza dimostra che “il sistema giudiziario elvetico interpreta in modo molto restrittivo tale diritto quando sono in gioco gli interessi dei poteri forti”, ha inoltre commentato Le Courrier.
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