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CCL, gli Stati decidono: prevarranno sui salari minimi cantonali

pasticcera al lavoro
Attualmente, un CCL può essere ampliato solo se non contiene disposizioni contrarie al diritto federale o cantonale. Keystone / Anthony Anex

Dopo un intenso dibattito, il Consiglio degli Stati ha stabilito che i contratti collettivi di lavoro avranno la precedenza sui salari minimi cantonali, pur introducendo un compromesso per salvaguardare i regimi già esistenti in alcuni cantoni.

Al termine di un dibattito intenso, il Consiglio degli Stati ha deciso stamane per 27 voti a 15 e due astenuti di fare in modo che i contratti collettivi di lavoro (CCL) dichiarati di obbligatorietà generale prevalgano sui salari minimi cantonali.

Il dossier ritorna al Nazionale, che aveva accolto il progetto lo scorso giugno, per le divergenze. In precedenza, i “senatori” erano entrati in materia per 27 voti a 15 bocciando una proposta del campo rosso verde, sostenuta anche da altri esponenti di altri partiti, di non dare seguito a questo disegno di legge, peraltro elaborato controvoglia dal Governo.

Sull’intero esercizio, inviso soprattutto alla sinistra, aleggia la possibilità di un referendum, come dichiarato in aula da Pierre-Yves Maillard (Partito socialista – PS), se le Camere non decideranno di edulcorare il progetto trovando un compromesso.

Il servizio del TG 20.00 della RSI del 17 marzo 2026:

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La situazione di partenza

Attualmente, un CCL può essere ampliato solo se non contiene disposizioni contrarie al diritto federale o cantonale. La Camera del popolo si è però espressa l’estate scorsa a favore di un adeguamento della legge federale concernente il conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro (LOCCL).

Il relativo messaggio era stato adottato dal Consiglio federale – malgrado l’esecutivo stesso fosse contrario al cambiamento – in adempimento a una mozione del consigliere agli Stati Erich Ettlin (Centro), approvata dal Parlamento nel 2022.

I favorevoli

La priorità dei CCL dichiarati di obbligatorietà generale è importante per contrastare la progressiva frammentazione delle condizioni di lavoro e proteggere il partenariato sociale dall’erosione, stando al relatore della commissione, Fabio Regazzi (Centro).

Allo stesso tempo, i cantoni che già applicano un salario minimo che prevale su quelli previsti nei CCL – Ginevra e Neuchâtel – dovrebbero poter mantenere il loro regime attuale.

I contrari

Una sostanziosa minoranza ha proposto invece per motivi istituzionali di non entrare in materia sul progetto. Esso non sarebbe compatibile con la Costituzione e interferirebbe con la ripartizione federalista dei compiti tra Confederazione e cantoni. Tiana Moser (Verdi liberali) ha ricordato che i salari minimi, laddove in vigore, sono stati approvati dal popolo: dal punto di vista democratico, il progetto è insomma problematico.

Sull’esempio di Moser, anche Pierre-Yves Maillard (PS) ha argomentato che i salari minimi sono stati suggellati da un voto popolare. Il progetto in esame non solo interferisce con la sovranità dei Cantoni (ben 25 in consultazione hanno respinto il disegno di legge, n.d.r.), ma anche del popolo.

Tra l’altro, ha sottolineato, alcuni cantoni hanno deciso sovranamente che i salari minimi non valgono in quei rami dove un CCL prevede remunerazioni inferiori. Maillard ha evocato anche il prossimo grande dibattito sull’Europa che si terrà in parlamento sui Bilaterali III, dove è anche in gioco anche la sovranità dei Cantoni: adottare questo progetto rappresenta a suo avviso un “autogol”.

Per Baptiste Hurni (PS), il salario minimo è stato adottato nel suo Cantone per migliorare le condizioni di lavoro di determinati settori economici particolarmente esposti al dumping sociale e salariale, con effetti positivi anche sul numero di persone assistite. Il salario minimo non indebolisce il partenariato sociale, ma fissa semplicemente un quadro di riferimento, ha sottolineato.

Nel corso del suo intervento, il “ministro” dell’economia, Guy Parmelin, ha ribadito la sua opposizione al progetto per ragioni soprattutto istituzionali. I CCL, in quanto contratti privati, non possono prevalere sull’autonomia dei Cantoni che possono stabilire salari minimi per combattere la povertà, come sostenuto dal Tribunale federale, ma anche sui diritti popolari. Si tratta di elementi costituzionali di diritto superiore che prevalgono sui CCL, ha spiegato Parmelin.

Il compromesso

Al voto, però, nemmeno la perorazione di Parmelin ha convinto la maggioranza del plenum che, dopo aver respinto la non entrata nel merito, ha votato a favore del disegno di legge. Tuttavia, per renderlo più accettabile, ha deciso di fare un passo verso gli avversari e il Nazionale, a mò di compromesso.

Concretamente, i Cantoni di Ginevra e Neuchâtel, che hanno già stabilito la prevalenza dei propri salari minimi cantonali, devono poter mantenere tale regime. I Cantoni del Giura, del Ticino e di Basilea Città, che hanno anch’essi introdotto un salario minimo, non sono interessati poiché, nel loro caso, i CCL di applicazione obbligatoria hanno già la precedenza.

I “senatori” hanno inoltre escluso qualsiasi riduzione salariale che porterebbe la remunerazione a un livello inferiore a quello del salario minimo attualmente in vigore.

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