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Canicola, Guy Parmelin: “Bisogna parlare di uno shock”

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Il presidente della Confederazione Guy Parmelin. Keystone / Peter Schneider

Il presidente della Confederazione riconosce la gravità dell’estate eccezionale ma respinge le accuse secondo cui il Governo avrebbe sottovalutato il cambiamento climatico.

Le ondate di caldo hanno colpito duramente la Svizzera quest’estate. Gli agricoltori sono confrontati con la siccità e la mancanza di foraggio, mentre nelle città si è sofferto per le temperature record. Il presidente della Confederazione e responsabile dell’economia e dell’agricoltura Guy Parmelin, ai microfoni di SRFCollegamento esterno, respinge però le accuse secondo cui il Consiglio federale avrebbe sottovalutato il cambiamento climatico.

Recentemente il consigliere federale Albert Rösti ha dichiarato in un’intervista che non si aspettava un’ondata di caldo di tale intensità, nonostante gli avvertimenti lanciati dai climatologi su scenari di questo tipo.

Guy Parmelin: Sappiamo che il cambiamento climatico esiste. Questa ondata di caldo è eccezionale. E naturalmente dobbiamo prepararci a futuri periodi di siccità, che saranno sempre più frequenti.

Quindi anche lei è rimasto sorpreso?

Per la durata, sì. Per l’intensità, sì. Ma vivo in una regione che soffre la siccità. Già trent’anni fa avevamo investito per convogliare acqua dal Lago di Ginevra e poter così irrigare i campi. Avevamo beneficiato del sostegno della Confederazione. Credo che lo choc causato dall’attuale siccità, perché quest’anno bisogna parlare di un vero e proprio choc, porterà ad altri progetti di irrigazione e di accumulo dell’acqua. E bisogna fare tutto il possibile affinché questi progetti possano avanzare.

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Si sta procedendo troppo lentamente?

Guardi, nella vita si cerca di adattarsi alle situazioni. Attualmente constatiamo che episodi di siccità di questo tipo si verificano ogni quattro o cinque anni. È una frequenza molto maggiore rispetto al passato. E con il fenomeno climatico El Niño è possibile che eventi di questo genere diventino ancora più frequenti.

Il climatologo Reto Knutti afferma: “Se continuiamo così, le temperature potrebbero aumentare ancora di alcuni gradi”. Non bisognerebbe quindi limitarsi a intervenire sui sintomi, ma combattere con maggiore determinazione anche il cambiamento climatico?

Bisogna fare entrambe le cose. Nel breve e nel lungo termine. Quest’anno sono presidente della Confederazione e ci troviamo ad affrontare ondate di caldo e siccità estreme. Nel mio precedente anno presidenziale, nel 2021, il problema erano invece le inondazioni. Ricordo Lucerna, dove la Reuss era sul punto di straripare. Anche questi sono effetti del cambiamento climatico. Un anno ci confrontiamo quindi con un caldo estremo, un altro con precipitazioni eccessive. Sono questioni che devono coinvolgerci tutti: la politica, la popolazione, ma anche il settore assicurativo e la ricerca. Ed è proprio questo che il Consiglio federale cerca di coordinare, per migliorare la gestione di queste sfide in futuro.

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Il Consiglio federale ha respinto l’iniziativa sulla piazza finanziaria. Il progetto puntava a ridurre gli investimenti degli istituti finanziari svizzeri in attività dannose per il clima. È stata un’occasione mancata?

No, non credo. Proprio questo esempio dimostra che non si può agire da soli in modo efficace, introducendo norme che non sono riconosciute a livello internazionale. In quel caso sorgerebbe un problema. Cosa accadrebbe? Gli investimenti non verrebbero più effettuati in Svizzera, ma altrove. Si sposterebbero verso Singapore, Londra o altre piazze finanziarie. Solo quando esisteranno standard internazionali il contrasto al cambiamento climatico sarà davvero efficace e la concorrenza tra le diverse piazze finanziarie potrà svolgersi ad armi pari.

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Cosa fa personalmente per tutelare il clima?

Cerco di fare il più possibile. Per esempio, al mattino vado in ufficio a piedi invece di prendere l’auto e la sera torno a casa nello stesso modo: in totale sono 1,8 chilometri. Se poi attraverso Piazza federale e mi reco due o tre volte al Bernerhof, percorro fino a quattro chilometri al giorno. Così risparmio emissioni di CO₂ e faccio anche qualcosa per la mia salute.

L’intervista completa a Guy Parmelin nella trasmissione Rundschau della SRF del 19 agosto 2026):

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