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Lesbo, la Svizzera punta sugli aiuti in loco

Una parte dei migranti che vivevano a Moria ha passato la terza notte all’addiaccio, a volte senza nemmeno una coperta. Copyright 2020 The Associated Press. All Rights Reserved

In Svizzera, si moltiplicano le offerte dei comuni per accogliere i rifugiati del campo di Moria, devastato da due incendi: dopo Berna anche Zurigo si dice pronta ad accogliere persone provenienti dall'isola greca di Lesbo. Intanto Francia, Germania e altri Stati hanno annunciato che accoglieranno alcuni di loro in un gesto umanitario, ma i gesti umanitari non fanno una politica e dietro la crisi di Moria c’è anche il fallimento dell'Europa in materia di asilo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 settembre 2020 - 14:13

Un'offerta, quella dei comuni, che la Confederazione dovrebbe cogliere al balzo, auspicano le autorità zurighesi, ma è il Consiglio federale ad essere responsabile della politica di asilo.

“Per il momento ci concentriamo sugli aiuti sul posto”, spiega la consigliera federale Karin Keller Sutter, a capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, “abbiamo offerto il nostro aiuto, le autorità locali ora stanno valutando cosa serva primariamente, materiale ed eventualmente anche personale. Al momento sono queste le nostre priorità”.

Nell'ambito dell'asilo, spiega ancora la consigliera federale, la gestione dell'accoglienza spetta alla Confederazione: “Non è quindi possibile che le città accolgano direttamente questi migranti. Tuttavia, se è la Confederazione a gestire l'accoglienza e queste persone hanno un diritto ad essere protette, allora questi migranti possono essere assegnati ai cantoni, che a loro volta possono assegnarli ai comuni”.

“Potremmo accogliere minorenni non accompagnati”

Siamo concentrati sugli aiuti in loco, ribadisce Keller Sutter, “ma parallelamente quello che possiamo fare è accogliere in Svizzera i bambini e i minorenni non accompagnati: un'offerta che abbiamo già fatto e che è tutt'ora valida”.

Parte dei circa 400 minori sbarcati dall'isola di Lesbo sulla terraferma potrebbe così raggiungere la Svizzera, finora ne sono stati presi a carico 52, altri potrebbero seguire. La disponibilità ad accoglierli è stata data venerdì Berlino, altri otto Paesi dell'Ue e, appunto, la Svizzera, dove potrebbero arrivarne una ventina.

Per gli altri 12’000 migranti scampati alle fiamme del campo profughi di Moria il futuro resta però incerto.

Responsabilità europea

Una parte dei migranti che vivevano a Moria ha passato la terza notte all’addiaccio, a volte senza nemmeno una coperta. Francia, Germania e altri Stati hanno annunciato che accoglieranno alcuni di loro in un gesto umanitario, ma i gesti umanitari non fanno una politica e dietro la crisi di Moria c’è anche il fallimento dell'Europa in materia di asilo, ammettono persino da Bruxelles. Poiché era noto che Moria fosse sinonimo di sovraffollamento e degrado, e se è vero che la responsabilità dei campi è degli Stati, è vero anche che l’assenza di un meccanismo per ridistribuire i migranti che sbarcano lascia di fatto soli i paesi in prima linea. Dopo il fallimento della Commissione Juncker nel tentativo di imporre un tale meccanismo, tocca ora alla Commissione Von der Leyen presentare a fine mese nuove proposte di riforma, proposte che toccheranno anche la Svizzera, per via dell’associazione al sistema Schengen-Dublino. Per i paesi mediterranei, come l’Italia, un meccanismo di solidarietà sugli sbarchi è imprescindibile.

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tvsvizzera.it/fra con RSI

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