I pericoli naturali minacciano i campeggi svizzeri
Di fronte alle inevitabili chiusure di campeggi per rischi naturali, Swisscamps lancia un allarme sul rischio di sovraffollamento e campeggio selvaggio, chiedendo più investimenti in sicurezza e meno burocrazia.
Le chiusure di alcuni campeggi per rischi naturali sono inevitabili, ma servono più investimenti e meno burocrazia: vi è infatti il rischio di sovraffollamento e di camping selvaggio, mette in guardia Swisscamps, associazione di categoria dei proprietari.
“Laddove sussistono effettivamente pericoli naturali immediati le chiusure – almeno parziali – sono in definitiva giuste e inevitabili”, afferma l’organizzazione guidata dal presidente Marcel Zysset e dalla direttrice Fabienne Huber in una presa di posizione pubblicata martedì dal Blick.
Allo stesso tempo, “occorre però chiedersi con spirito critico se le misure di protezione preventive siano state valutate tempestivamente e in modo adeguato”. In alcuni casi, si sarebbe potuto investire maggiormente in misure di sicurezza strutturali e in soluzioni intelligenti di gestione del rischio, critica l’associazione.
Come noto, il contesto è quello di un’ondata di chiusure in tutto il paese: a titolo d’esempio in Vallese all’inizio di marzo la commissione edilizia cantonale ha ordinato la sospensione dell’attività di 13 strutture per motivi di sicurezza legati a frane, colate di fango ed erosione fluviale.
L’allarme più forte, però, riguarda il futuro. Di fronte al boom della domanda – trainata da un buon rapporto qualità-prezzo e dalla ricerca di natura – le capacità ricettive sono destinate a ridursi ulteriormente. Sostituire i posti persi oggi “è solo in misura limitata realistico”, avverte Swisscamps. I motivi sono noti: elevati ostacoli normativi nella pianificazione del territorio e nella tutela ambientale, costi di investimento sempre più alti, procedure edilizie interminabili. Di conseguenza – prosegue l’associazione – si rischia di avere carenze di posti in alta stagione e, come effetto collaterale, un aumento del campeggio selvaggio.
Non solo: Swisscamps ritiene del tutto possibili ulteriori chiusure nei prossimi anni. A spingere in questa direzione sono tre fattori convergenti: l’aggravarsi dei pericoli naturali a causa del cambiamento climatico, l’aumento dei requisiti di investimento (soprattutto per la sicurezza) e la crescente pressione regolatoria da parte di cantoni e comuni. Per arginare il trend, l’organismo chiede maggiore pianificazione e sicurezza giuridica per i gestori, soluzioni basate sul rischio anziché chiusure secche e incentivi all’innovazione e a concetti sostenibili anche in materia di protezione.
Intanto, i casi concreti si moltiplicano. Oltre ai 13 campeggi vallesani altre strutture hanno chiuso in passato: a Gampelen (canton Berna) per motivi di protezione della natura e a Zugo per un nuovo piano urbanistico. E non sono solo i campeggi a finire nel mirino: a Salavaux (canton Vaud), sul lago di Morat, 30 chalet usati come seconde case sono stati condannati alla demolizione o alla cessione dopo sette anni, perché ricadenti in una nuova riserva per la biodiversità voluta dalla Confederazione. Per quanto riguarda il Vallese, l’ultima parola non è però ancora stata detta: sono in corso trattative e valutazioni giuridiche, fa sapere Swisscamps.
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