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Cambiamenti climatici, il Consiglio d’Europa elogia la Svizzera

sala vuota della corte europea dei diritti dell'uomo
Keystone-SDA

A seguito della condanna della CEDU per inazione climatica, la Svizzera ha ricevuto l'elogio del Consiglio d'Europa per il suo nuovo quadro legislativo, sebbene le sia stato anche richiesto di istituire un organo di monitoraggio indipendente e le attiviste delle "Anziane per il clima" continuino a ritenere le misure insufficienti.

Il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha elogiato la Svizzera per l’istituzione di un quadro legislativo completo a seguito della condanna per violazione dei diritti umani in ambito ambientale da parte della Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDU).

Nella loro valutazione scritta di giovedì, i delegati hanno evidenziato che tale quadro federale definisce obiettivi, scopi e un calendario per raggiungere la neutralità delle emissioni nette entro il 2050. Il comitato ritiene inoltre che questo quadro sia accompagnato da un insieme di misure “pertinenti” a livello cantonale.

Nonostante questi elogi, alla Confederazione viene tuttavia chiesto di considerare l’istituzione di un organismo nazionale indipendente per il monitoraggio della sua politica climatica. Il Comitato dei ministri sorveglia se e come le violazioni dei diritti umani rilevate dalla CEDU vengano corrette.

La condanna della Corte europea era stata pronunciata nell’aprile dello scorso anno: era la prima volta che in applicazione della Convenzione europea dei diritti umani veniva condannato uno Stato per mancanza di iniziative contro il cambiamento del clima, legando in questo modo la tutela dei diritti umani al rispetto degli obblighi ambientali.

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Le "Anziane per il clima" festeggiano la sentenza a loro favore che ha emesso la Grande Camera della Corte europea dei diritti umani il 9 aprile 2024.

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La politica climatica della Svizzera viola i diritti umani 

Questo contenuto è stato pubblicato al La Corte europea dei diritti umani ha dato ragione all’associazione “Anziane per il clima” e ha condannato la Svizzera per aver violato i diritti umani in ambito ambientale. Una sentenza senza precedenti che farà giurisprudenza nel mondo.

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La CEDU aveva condannato la Svizzera per aver violato in particolare l’articolo 8 della Convenzione, ovvero il diritto al rispetto della vita privata e familiare, in quanto non aveva preso sufficienti misure per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.

All’origine della condanna vi era stata l’azione delle “Anziane per il clima”, che avevano denunciato che, per via della loro età e del genere, erano particolarmente vulnerabili alle ondate di caldo dovute ai cambiamenti climatici, tanto da non poter uscire di casa. La qualità della loro vita, così come quella della loro salute sarebbero state danneggiate dal caldo eccessivo a tal punto da metterne a rischio la vita.

La Corte aveva stabilito che il governo svizzero ha violato alcuni diritti umani delle donne perché sono gli sforzi messi in campo per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni che provocano il riscaldamento globale erano inadeguati. Questo, aveva spiegato la CEDU nella sentenza, equivale a una violazione del diritto delle donne a una protezione effettiva dai “gravi effetti negativi del cambiamento climatico sulla vita, sulla salute, sul benessere e sulla qualità della vita”.

Non adagiarsi sugli allori

Non si è fatta attendere la reazione delle “Anziane per il clima”: la copresidente Rosmarie Wydler-Wälti, citata in una nota diffusa in mattinata assieme a Greenpeace, esorta “la politica a non indebolire la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo”. Con il passare degli anni, le catastrofi e i danni causati dal cambiamento climatico continuano ad aumentare.

Ma nel suo rapporto, la Svizzera si limita ancora una volta a calcolare le emissioni previste entro il 2050 con una politica climatica rimasta invariata dalla sentenza dello scorso anno della CEDU, criticano le “Anziane per il clima”.

Secondo Georg Klingler, esperto di clima di Greenpeace Svizzera anch’egli citato nella nota, un ulteriore monitoraggio deve garantire che il requisito più importante della sentenza – quello di un bilancio nazionale di CO2 compatibile con l’obiettivo fissato dal bilancio globale – sia soddisfatto.

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