Blocco fondi ucraini, la CEDU dà ragione alla Svizzera
Respingendo il ricorso dell'ucraino Yuriy Ivanyushchenko, la Corte europea dei diritti dell'Uomo ha stabilito che il blocco dei suoi beni, ordinato dalla Svizzera dopo la caduta del presidente Yanukovych, non ha violato il suo diritto alla privacy.
La Svizzera non ha violato il diritto al rispetto della vita privata dell’ucraino Yuriy Ivanyushchenko ordinando il blocco dei suoi fondi e di quelli delle persone a lui vicine. È quanto ha stabilito giovedì la Corte europea dei diritti dell’Uomo, respingendo così il ricorso di questa persona vicina all’ex presidente Viktor Yanukovych.
In seguito alla destituzione del presidente ucraino Viktor Yanukovych, il 26 febbraio 2014 il Consiglio federale ha disposto il blocco in Svizzera dei beni patrimoniali del presidente deposto e del suo entourage, compreso quindi Ivanyushchenko, ex membro del Parlamento.
Il suo nome è stato quindi inserito nella lista delle sanzioni contro i precedenti vertici ucraini. Inoltre, la totalità dei suoi averi e interessi patrimoniali in Svizzera è stata bloccata, con effetto dal 28 febbraio 2014.
Appellandosi all’articolo 8Collegamento esterno (diritto al rispetto della vita privata), Yuriy Ivanyushchenko sosteneva che tali misure rappresentassero una grave lesione della sua reputazione, considerata una componente di tale diritto. Dopo aver esaminato l’incartamento, i giudici della CEDU sono giunti alla conclusione che la Svizzera non ha violato l’articolo 8, senza fornire ulteriori spiegazioni.
Il 13 giugno 2024, il Tribunale amministrativo federale aveva respinto i ricorsi di persone vicine all’ex presidente Viktor Yanukovych contro il blocco dei loro fondi in Svizzera. I giudici avevano motivato la loro decisione spiegando che all’epoca l’Ucraina non era in grado di soddisfare i requisiti di una procedura di assistenza giudiziaria.
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