Avvocati dei coniugi Moretti: “Il dramma è stato un incidente, basta con le fake news”
Denunciando la diffusione di fake news e il conseguente linciaggio mediatico, i legali dei proprietari del bar "Le Constellation" intervengono per ribadire che il tragico incendio è stato un incidente involontario.
I tre avvocati dei coniugi Moretti, proprietari del bar “Le Constellation” teatro della tragedia di Crans-Montana, fanno fronte comune contro quella che definiscono una sequela di fake news sul drammatico incendio. In un’intervista a “Le Nouvelliste”, il pool di difensori insiste su un punto: quanto accaduto la notte di Capodanno non è altro che un incidente.
A circa due mesi dagli eventi, “stiamo assistendo a una sorta di deriva”, osserva Yaël Hayat. “L’emozione è legittima, ma non può diventare il fulcro di questo caso a scapito della ragione”, sottolinea l’avvocata al giornale vallesano.
Lei e i suoi due colleghi, Nicola Meier e Patrick Michod, hanno contattato in prima persona il giornale, per portare avanti la loro “battaglia per la verità”. È la seconda volta che i legali dei Moretti si esprimono pubblicamente: il 18 gennaio avevano già denunciato le “bugie” e le “fughe di notizie” legate alle investigazioni in corso sul rogo che ha fatto 41 morti e 115 feriti.
“Elementi dell’indagine vengono divulgati in modo parziale e tendenzioso: questo è un problema. Contribuiscono ad alimentare la sensazione che i Moretti vogliano nascondere qualcosa, il che è completamente falso”, lamenta Michod. I tre sostengono che da parte loro nulla è stato fatto trapelare, malgrado ci sia “molto da condividere” che sarebbe “favorevole” ai gerenti del locale andato in fiamme.
Nessuno voleva questo dramma
La verità principale da ribadire, secondo gli avvocati, è una: la tragedia di Capodanno è stata un incidente, in quanto nessuno avrebbe voluto tale dramma. Questo non significa, spiegano, che non vi siano responsabilità da accertare, bensì che quanto successo va catalogato come “involontario”.
“I riflettori sono attualmente puntati sui coniugi Moretti e non chiediamo che vengano spenti”, afferma Meier, “ma solo che si faccia luce su altri potenziali responsabili”. Per i difensori, tra l’opinione pubblica regna la confusione a seguito della serie di falsità che circolano sulla stampa sin dal primo momento. Hayat cita ad esempio la storia secondo cui Jessica sarebbe fuggita con la cassa sottobraccio, senza soccorrere i feriti.
Degenerazione causata da fake news
Stando agli avvocati, la diffusione di fake news ha portato al “linciaggio” subito dai loro clienti un paio di settimane fa, durante gli interrogatori svoltisi a Sion. In quell’occasione, i due gerenti del “Le Constellation” si sono trovati circondati da una folla di giornalisti, oltre che da parenti delle vittime.
“Usare una porta secondaria avrebbe potuto essere percepito come una di mancanza di rispetto per le famiglie in lutto, cosa che non volevamo”, dichiara Michod in merito all’episodio. I suoi colleghi aggiungono che i Moretti non hanno mai avuto l’intenzione di sottrarsi alle proprie responsabilità. La “deriva” o la “vendetta” che si sono verificate non potevano essere previste, concordano i tre.
“C’è sicuramente una crescente consapevolezza del fatto che si sia esagerato nel trattamento riservato ai coniugi Moretti, definendoli assassini”, evidenzia Meier, rimarcando come la coppia rimanga disponibile a incontrare e a parlare con le famiglie in privato. Ciò che queste ultime “si aspettano, giustamente, sono risposte chiare su quanto accaduto. La giustizia non potrà mai cancellare il dolore, ma può almeno dir loro la verità”, commenta Michod.
Almeno cinque anni
Tuttavia, prosegue, “ogni informazione errata diffusa sulla stampa mina questa possibilità e indirizza inutilmente i sospetti sul comportamento di Jacques e Jessica Moretti, che stanno collaborando pienamente”. “E ogni volta che una notizia sbagliata viene smentita, si distrugge la fiducia nelle indagini stesse. È proprio per questo che oggi agiamo”, conclude il legale.
Per il pool difensivo è quindi ora il momento, dopo un periodo di silenzio, di passare ai fatti. Stando a Michod, nonostante si stia svolgendo a un ritmo serrato, il procedimento potrebbe durare almeno cinque anni. Con così tante parti coinvolte sarà in effetti difficile accelerare per accorciare i tempi della giustizia.
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