La pressione degli investitori si fa sentire alle assemblee delle grandi aziende
Le crescenti critiche sui compensi dei manager, sull'indipendenza dei revisori e sui temi ESG dimostrano che la pressione degli investitori sulle grandi aziende svizzere è in aumento, malgrado la calma superficiale delle ultime assemblee generali.
La stagione 2026 delle assemblee generali delle grandi imprese svizzere si è chiusa, a prima vista, senza scossoni. Non sono state osservate grandi rivolte di azionisti e i tassi di approvazione delle proposte sono rimasti sostanzialmente stabili.
Ma dietro questo quadro apparentemente tranquillo la pressione esercitata dagli investitori istituzionali su consigli di amministrazione (CdA) e dirigenze sta in realtà diventando più intensa.
A rivelarlo è la nuova analisi di Swipra, società di consulenza zurighese specializzata in buon governo aziendale e sostenibilità, condotta sulle 100 principali società dello SPI, l’indice complessivo della borsa elvetica. Il dato più eclatante riguarda il ruolo degli azionisti di riferimento come famiglie, fondatori o investitori pubblici: senza il loro sostegno ben 97 punti all’ordine del giorno sarebbero stati bocciati. Un balzo notevole rispetto ai 37 casi dell’anno precedente, che segnala un dissenso crescente tra gli azionisti di minoranza.
Lo studio evidenzia come le critiche degli azionisti si stiano facendo “più mirate e meno generalizzate”. I bersagli principali sono i presidenti del Cda, i comitati per la remunerazione e le società di revisione esterna. Se la mediana dei voti contrari per le elezioni dei consiglieri è rimasta stabile, per il 10% delle votazioni più contestate l’opposizione ha raggiunto in media il 47%.
La politica retributiva dei manager
La vera polveriera resta comunque la politica retributiva dei manager. Nelle assemblee più calde sul fronte dei compensi i voti contrari sono saliti in media al 54%. Gli investitori guardano con crescente scetticismo ai piani di remunerazione a lungo termine basati su azioni, giudicati troppo complessi, e iniziano a spostare l’attenzione dalla trasparenza dei rapporti – ormai considerata accettabile – all’entità assoluta degli stipendi. La conferma arriva dai numeri: per le 20 aziende comprese nello SMI (indice principale della borsa) la retribuzione totale mediana dei CEO è aumentata del 6,1%, toccando gli 8,2 milioni di franchi, trainata soprattutto dalle componenti variabili di lungo periodo.
L’analisi di Swipra individua poi un tema di conflitto emergente: l’indipendenza dei revisori esterni. I voti contrari alle loro rielezioni, nei casi più contestati, sono più che raddoppiati, passando dal 22% al 41%. A preoccupare gli azionisti sono le durate degli incarichi, spesso molto lunghe: oltre un quinto delle società dello SPI si affida allo stesso revisore da più di vent’anni.
Crescono anche le tensioni sui temi ESG (environmental, social and governance, cioè principi ambientali, sociali e di buon governo d’impresa): circa il 10% degli azionisti di minoranza ha votato contro i rapporti sulla sostenibilità, una percentuale doppia rispetto a due anni or sono.
Infine Swipra lancia un allarme sulla prevedibilità delle assemblee, a causa del cosiddetto “split voting”: sempre più gestori patrimoniali, infatti, consentono ai propri clienti istituzionali di esprimere direttive di voto autonome per le partecipazioni detenute in modo indiretto, rendendo gli esiti del voto meno scontati e frammentando ulteriormente il fronte degli investitori.
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