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Armamenti: Zelensky chiede la solidarietà della Svizzera

schermo con Zelensky
Il discorso di Volodymyr Zelensky è stato salutato con una standing ovation. © Keystone / Peter Klaunzer

Il presidente ucraino è intervenuto giovedì al Parlamento svizzero con un videomessaggio, nel quale ha ringraziato la Confederazione e ha lanciato un appello affinché Berna autorizzi la riesportazione di materiale bellico.

È importante che la Svizzera abbia ripreso le sanzioni europee contro la Russia e non sia rimasta indifferente alla sofferenza del popolo ucraino. Lo ha dichiarato giovedì in un videomessaggio trasmesso alle Camere federali il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky.

“Qualsiasi pacchetto di sanzioni, anche il congelamento dei fondi, ci aiuta contro il terrorismo russo”, ha detto Zelensky nel suo intervento, durato una quindicina di minuti e conclusosi con una standing ovation dei parlamentari presenti.

Il leader di Kiev ha più volte sottolineato come l’Ucraina voglia la pace e non sia all’origine della guerra.

Zelensky ha poi toccato il tema delle armi, che “servono per riportare la pace sul nostro territorio”.

Malgrado le pressioni esercitate dall’Ucraina e dai suoi alleati, la Svizzera non ha finora voluto derogare al principio della non riesportazione di armi verso un Paese in guerra. Berna ha pertanto respinto le richieste di alcuni Stati, in particolare della Germania, che volevano fornire a Kiev materiale bellico, ad esempio munizioni, fabbricato nella Confederazione.

Le due Camere del Parlamento elvetico stanno attualmente vagliando diversi atti che chiedono di allentare queste disposizioni.

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Il presidente ucraino lo ha ricordato e ha sottolineato che “solo insieme possiamo reagire a questa aggressione”.

Un vertice per la pace

Zelensky ha inoltre invitato la Svizzera a farsi promotrice di un vertice per la pace globale. In questo campo la Confederazione grazie alle sue competenze può essere un leader.

“Non vogliamo conquistare territori altrui, la fonte del male e della morte sta al di fuori dei nostri confini”

Volodymyr Zelensky

Insieme a quello di pace, il concetto di coesione è stato al centro dell’allocuzione. “Dobbiamo restare uniti per difendere i nostri valori fondamentali”, ha evidenziato il presidente. “Non vogliamo conquistare territori altrui, la fonte del male e della morte sta al di fuori dei nostri confini”, ha ribadito, rievocando i vari crimini contro “umanità e natura” che sarebbero stati commessi dalle truppe di Mosca.

Zelensky ha poi parlato dei tormenti che dal febbraio 2022 affliggono la sua gente. “Gli ucraini invece che andare a letto controllano gli allarmi, ci può essere un attacco missilistico russo in qualsiasi momento”. Ci si rifugia nei bunker o si fanno dormire i bambini nei corridoi, dove non ci sono finestre, ha proseguito.

“Ogni giorno veniamo bombardati e quasi ogni notte i droni sorvolano le nostre città”, ha detto il presidente ucraino. “Grazie agli aiuti ricevuti, siamo in grado di abbatterne la maggior parte, ma non tutti. Sostenerci è proteggere il mondo dai conflitti”.

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L’Unione democratica di centro boicotta

Alla fine del discorso, pronunciato in un silenzio tombale e chiuso da Zelensky con un “Viva l’Ucraina”, scroscianti e prolungati applausi si sono levati dall’aula del Consiglio nazionale, dove è stato proiettato il messaggio, con le persone presenti tutte in piedi.

L’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), che già negli scorsi giorni aveva manifestato la propria contrarietà all’intervento, era assente, salvo un paio di parlamentari.

Dopo che lunedì 5 giugno erano state confermate data e ora del videomessaggio, i membri del partito avevano infatti tentato di opporsi all’iniziativa. Il giorno seguente avevano presentato una mozione d’ordine al Consiglio nazionale per impedire il discorso, bocciata però per 128 voti a 58.

Far parlare il presidente ucraino alle Camere avrebbe “danneggiato la credibilità e la neutralità della Svizzera”, aveva argomentato a nome dell’UDC il consigliere nazionale zurighese Alfred Heer. “Non dobbiamo farci mettere sotto pressione. Poi chi vorrete invitare? Joe Biden? Ursula von der Leyen?”, aveva provocatoriamente chiesto ai suoi colleghi e colleghe della Camera del popolo.

Neutrali, ma…

A prendere oggi la parola sono stati pure i presidenti delle due Camere. Introducendo Zelensky, quello del Nazionale Martin Candinas (Centro) ha detto che “non ci si può abituare alle atrocità dell’esercito russo. Lo dico a chiare lettere: gli attacchi alla popolazione civile sono inaccettabili”. Essere neutrali non significa chiudere gli occhi davanti alle ingiustizie, ha dichiarato il grigionese.

Al termine si è invece espressa la presidente del Consiglio degli Stati Brigitte Häberli-Koller (Centro), che ha definito “toccante e commovente” il discorso di Zelensky. “La legge del più forte non deve avere la meglio. Anche uno Stato neutrale ha il diritto, anzi il dovere, di impegnarsi per i valori fondamentali”, è stata la posizione della “senatrice” turgoviese. La Confederazione continuerà a stare vicino agli ucraini, ha assicurato.

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Evento raro

Le apparizioni di personalità straniere davanti al Parlamento sono rare, tanto da non essersi mai verificate fra il 1848 e il 1970. Prima di oggi, si erano rivolti alle Camere federali 28 oratori ospiti, ma sempre di persona.


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