Approvati tutti i decreti federali del pacchetto UE
La Camera dei Cantoni ha dato il via libera a tutti i decreti del pacchetto UE, tra cui quelli su sanità e sicurezza alimentare, respingendo la richiesta di un referendum obbligatorio per il singolo accordo sanitario.
Ad eccezione dell’accordo sull’elettricità, che non è ancora pronto per essere trattato, il Consiglio degli Stati ha approvato giovedì tutti i decreti federali del pacchetto di accordi con l’UE. Ha così ultimato il vero piatto forte di quest’ultima settimana di sessione.
Dopo complessivamente 24 ore di deliberazioni, alla fine la Camera dei Cantoni ha adottato – con 31 voti contro 11 e 1 astenuto – anche il nuovo accordo sulla sanità. Il dossier passa ora al Consiglio nazionale.
L’intesa sulla sanità, che fa parte degli ulteriori sviluppi delle relazioni con l’UE, prevede che Berna collabori più strettamente con Bruxelles in materia di sicurezza sanitaria. Si tratta di proteggere meglio la popolazione di fronte a crisi in questo ambito, ha stimato la ministra della sanità Elisabeth Baume-Schneider. “Il Covid-19 ha chiaramente dimostrato che una pandemia non si ferma alle frontiere.”
A causa della situazione geografica della Svizzera, è essenziale prevedere stretti scambi con le autorità europee. Il nuovo accordo consente un accesso “diretto, completo e permanente” ai meccanismi di sicurezza sanitaria dell’UE e al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha aggiunto la consigliera federale.
Rafforza inoltre la capacità della Svizzera di anticipare, prepararsi e reagire, ad esempio alla diffusione di nuove varianti di virus. Il Paese conserva tuttavia pienamente la propria sovranità quando si tratta di adottare misure sanitarie, ha sottolineato Flavia Wasserfallen (PS, sinistra) a nome della commissione.
L’accordo si concentra sulla sicurezza sanitaria. È tuttavia prevista la possibilità di un’estensione ad altri ambiti della salute, purché ciò sia nell’interesse di entrambe le parti. Nell’ambito del programma pluriennale dell’UE, la Svizzera parteciperà soltanto al settore “preparazione alle crisi”.
Svizzera collabora già con OMS
L’UDC – sostenuta da alcuni eletti del Centro e del PLR, come spesso è capitato negli ultimi quattro giorni – era contraria all’accordo. Esther Friedli (UDC, destra conservatrice) ha criticato il fatto che vi siano elementi istituzionali anche in questa intesa, mentre si tratta di un trattato di cooperazione e non di accesso al mercato interno dell’UE.
Ha inoltre respinto qualsiasi norma di Bruxelles applicabile nel Paese in caso di una futura pandemia. La Svizzera non ha bisogno dell’UE in questo ambito, collabora già in seno all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Ma la “senatrice” sangallese non ha avuto successo.
Il medesimo fronte non è inoltre riuscito a sottoporre l’accordo sulla sanità al referendum obbligatorio con la doppia maggioranza di popolo e Cantoni. Con 30 voti contro 12 e 2 astenuti, gli è stato preferito il referendum facoltativo.
Come la parte relativa alla stabilizzazione del pacchetto UE e l’intesa sulla sicurezza alimentare (adottata con 28 voti contro 14 e 2 astenuti), l’accordo passa ora al vaglio del Consiglio nazionale. Potrà entrare in vigore solo se la parte relativa alla stabilizzazione entrerà in vigore nel suo complesso. Oltre al “sì” di entrambe le Camere, secondo il Consiglio degli Stati è necessaria a tal fine una votazione popolare obbligatoria con doppia maggioranza.
Accordo elettricità probabilmente in inverno
Il terzo accordo della parte relativa all’ulteriore sviluppo, quello sull’elettricità, sarà esaminato solo in seguito, poiché la commissione competente non ha ancora concluso i suoi lavori al riguardo. L’obiettivo è discuterlo durante la sessione invernale, ha annunciato Thierry Burkart (PLR, destra liberale), presidente della Commissione dell’energia, della pianificazione del territorio degli Stati (CAPTE-S).
“L’accordo sull’elettricità è tra i più controversi dell’attuale pacchetto”, ha dichiarato. La CAPTE-S ha già dedicato oltre venti ore a questo dossier e ascoltato numerosi esperti.
I punti contestati sono la completa apertura del mercato richiesta e il temuto trasferimento di sovranità della Svizzera sulle proprie risorse energetiche – in particolare l’energia idroelettrica. La commissione sta inoltre cercando una soluzione per mantenere il prezzo minimo per l’elettricità solare immessa in rete proveniente da piccoli impianti.
Approvato anche credito Erasmus+
In precedenza, i “senatori” hanno ultimato la parte relativa alla stabilizzazione del pacchetto di accordi con l’UE, approvando – con 23 voti contro 19 e 2 astenuti – il credito di impegno di 192,6 milioni per la partecipazione svizzera al programma europeo di formazione Erasmus+ dal 2027. Questo contributo era controverso. La Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura (CSEC-S) aveva chiesto di approvare il relativo decreto, ma con una maggioranza risicatissima.
Il presidente della Confederazione, e “ministro” della formazione Guy Parmelin, ha sottolineato che i benefici del programma superano nettamente i costi. Inoltre, un “no” del Parlamento al credito potrebbe essere accolto negativamente dall’UE nella valutazione complessiva delle discussioni.
Al termine delle discussioni sui Bilaterali III, il presidente del Consiglio degli Stati Stefan Engler (Centro) ha tenuto a ringraziare il plenum, il Consiglio federale, le commissioni e i servizi parlamentari per il buon svolgimento del dibattito-maratona e per l’impegno e la flessibilità dimostrata.
Per liquidare l’oggetto erano previsti tre giorni di discussioni. Alla fine, anche a causa dei dibattiti animati sui diversi aspetti scottanti inclusi negli accordi, l’esame di questo ponderoso dossier si è protratto alla mattinata di giovedì, sottoponendo tutti a un vero e proprio “tour de force”.
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