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Altro via libera all'accordo fiscale

L'avallo arriva praticamente un anno dopo la firma del protocollo, a Milano, fra Widmer-Schlumpf e Padoan tvsvizzera

Gli Stati, dopo il Nazionale, hanno approvato la modifica della doppia imposizione Svizzera-Italia

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 marzo 2016 - 11:43

Dopo il Consiglio nazionale, anche la Camera dei cantoni ha dato oggi (42 voti senza opposizione) il via libera al Protocollo di modifica della Convenzione di doppia imposizione tra la Svizzera e l'Italia che permetterà ai due Paesi di scambiarsi, su richiesta, informazioni in ambito fiscale.

La modifica della convenzione agevolerà la regolarizzazione degli averi depositati da clienti italiani nelle banche elvetiche nell'ambito del programma di denuncia spontanea - Voluntary Disclosure - attuato dal Parlamento italiano.

Il dossier è ora pronto per le votazioni finali. Il Protocollo dovrebbe contribuire a migliorare le relazioni economiche bilaterali, deterioratesi nel corso degli ultimi anni, ha dichiarato Martin Schmid (PLR/GR) a nome della commissione. Anche il consigliere federale Ueli Maurer ha sottolineato l'importanza delle relazioni bilaterali con l'Italia, terzo partner commerciale della svizzera, e le necessità quindi di appianare finalmente le divergenze in ambito fiscale degli ultimi anni.

Il protocollo contempla lo scambio di informazioni fiscali solo su richiesta, ha precisato il ministro delle finanze, sull'esempio di intese simili in vigore con gli Stati Uniti o la Germania. Lo scambio automatico e spontaneo sarà regolato in leggi separate, ha aggiunto.

Quanto ai dossier ancora aperti con Roma, come l'accordo sulla tassazione dei frontalieri, Maurer si è detto fiducioso, ma si attende anche qualche concessione dal Canton Ticino, che recentemente sta inasprendo le norme per l'accesso di persone di oltre confine al mercato del lavoro cantonale.

Mentre il processo di ratifica sul versante elvetico sta per giungere a conclusione, in Italia il dossier ha subito uno stop al Senato, dopo essere stato approvato dalla Camera dei deputati. Il senatore del Partito democratico, nonché relatore della commissione degli affari esteri su questo dossier, Claudio Micheloni, ha deciso nelle settimane scorse di non presentare la sua relazione. A suo avviso vi sarebbero ancora alcune questioni aperte relative, in particolare, all'imposizione degli immobili posseduti nella Penisola da italiani residenti nella Confederazione e agli emigranti italiani rientrati in Patria.

red.

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