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Allarme alloggio in Svizzera, una persona su cinque teme di perdere la casa

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L'affitto è una delle voci di spesa che grava di più sul bilancio della popolazione residente in Svizzera. Keystone-SDA

La crisi dell'alloggio in Svizzera non è più un problema limitato alle grandi città o alle fasce più deboli della popolazione.

Secondo un sondaggio rappresentativo condotto dal comparatore online Comparis un adulto su cinque (20%) teme concretamente di perdere la propria abitazione a causa di una disdetta del contratto di locazione.

Il dato “è un segnale d’allarme”, commenta Harry Büsser, esperto immobiliare di Comparis, citato in un comunicato odierno. “Ciò dimostra che la crisi abitativa ha ormai raggiunto la classe media”. Non si tratta più soltanto di chi sta cercando casa, sottolinea lo specialista. “Quando un quinto degli adulti ha paura di perdere la propria abitazione, si toccano temi fondamentali come la sicurezza, la pianificazione della vita e, in ultima analisi, la qualità dell’esistenza”.

Un problema trasversale, ma che colpisce soprattutto i giovani adulti

Il 29% del campione di oltre 1000 persone interpellate in marzo dall’istituto demoscopico Innofact dichiara di aver avuto difficoltà, negli ultimi 24 mesi, a trovare o a mantenere un alloggio adeguato. La percezione del problema è trasversale, ma colpisce con particolare intensità i giovani adulti tra i 18 e i 35 anni (44%) e i residenti nei centri urbani (32% contro il 25% delle zone rurali).

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La maggioranza della popolazione (oltre la metà) ritiene che in Svizzera esista una situazione generalizzata di scarsità di alloggi. La percezione è particolarmente marcata in Svizzera tedesca e nella Svizzera romanda, mentre il Ticino appare meno allarmato: gli intervistati del cantone italofono vedono la crisi come un problema nazionale in misura significativamente minore. “Nella Svizzera italiana la carenza di alloggi è decisamente meno accentuata che nelle altre regioni”, spiega Büsser.

Promuovere le cooperative

Di fronte alla situazione, i cittadini hanno idee chiare su come intervenire. La promozione di alloggi a prezzi accessibili e delle cooperative edilizie ottiene il punteggio più alto (3,8 su una scala da 1 a 5), seguita a ruota dalla limitazione dei canoni d’affitto e dal controllo dei costi (3,7). Il 27% degli interpellati individua la causa principale della crisi nelle elevate aspettative di rendimento degli investitori e dei proprietari immobiliari.

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“Che gli alloggi a prezzi accessibili e le cooperative ottengano così buoni risultati non sorprende”, commenta Büsser. “Molte persone stanno facendo l’esperienza che vivere sul libero mercato diventa finanziariamente sempre più difficile”. Il professionista però avverte: “Questi modelli possono alleviare la pressione sui singoli nuclei familiari, ma non risolvono il problema di fondo se si costruisce troppo poco. Non si può ridistribuire la scarsità all’infinito: bisogna prima ridurla”.

Büsser mette in guardia anche sui rischi dell’edilizia sovvenzionata: “Nella pratica, non è detto che ne beneficino proprio coloro che hanno più bisogno. Spesso a ottenere gli ambiti alloggi a basso prezzo sono quelli che conoscono le vie corrette e hanno i giusti contatti”. Inoltre, i finanziamenti pubblici potrebbero scoraggiare gli investimenti privati.

Un tetto ai prezzi non è la soluzione

Sulla limitazione dei prezzi d’affitto, l’esperto invita a una visione differenziata. “Molti intervistati vogliono probabilmente esprimere che l’abitare deve rimanere accessibile e che le regole contro gli affitti eccessivi vanno applicate meglio. Ma se la regolamentazione frena fortemente gli investimenti nelle nuove costruzioni, a medio termine si rischia di aggravare la penuria, invece di risolverla”.

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Il messaggio di Büsser è netto: “Si può fare finta che la scarsità si risolva con un semplice tetto ai prezzi, ma se costruire diventa meno redditizio, alla fine si crea ancora meno offerta nuova, e la crisi dell’alloggio peggiora”. E aggiunge: “Chi combatte di riflesso le nuove costruzioni si schiera, spesso involontariamente, dalla parte dei proprietari. Perché la scarsità di appartamenti aumenta soprattutto il valore degli immobili esistenti, non le possibilità di chi cerca casa”.

Alcune soluzioni tecnicamente valide risultano poco gradite. La densificazione nelle aree edificabili esistenti ottiene solo 3,2, e la semplificazione delle norme edilizie 3,1. “Proprio le misure più efficaci sono spesso le meno popolari, perché suonano tecniche o suscitano resistenze locali”, spiega l’esperto. “Ma è proprio lì che si decide se verranno effettivamente costruiti più alloggi”. Vi sono comunque motivi per essere ottimisti: “Altri sondaggi Comparis mostrano che nelle città e tra i giovani ci sono maggioranze favorevoli alla densificazione e all’edilizia più alta”. Anche la limitazione dell’acquisto di immobili da parte di stranieri riceve un punteggio basso (3,2). Büsser concorda: “L’effetto sulla crisi abitativa sarebbe probabilmente limitato o addirittura negativo”.

La conclusione dello specialista è chiara: “La via d’uscita più importante rimane costruire di più là dove molte persone vogliono vivere. E chi prende sul serio le preoccupazioni della gente dovrebbe anche riconoscere che gli alloggi a prezzi accessibili, le cooperative e regole del gioco eque sul mercato sono per molti una parte della risposta”.

Comparis offre anche alcuni suggerimenti per chi cerca un alloggio: ampliare l’area di ricerca verso zone rurali, se compatibile con lavoro e famiglia; iniziare la ricerca con largo anticipo e valutare soluzioni ponte come ricorrere a coinquilini o subaffitti; informarsi su progetti edilizi e nuove costruzioni in programma; cercare attivamente presso cooperative e fondazioni che offrono alloggi sovvenzionati; infine, in caso di minaccia di disdetta rivolgersi tempestivamente all’Associazione inquilini per conoscere i propri diritti.

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