Accordo istituzionale Fissato un nuovo incontro tra Svizzera e Ue

Le bandiera al vento di Svizzera e Unione europea

Si fa fatica in Svizzera a far sventolare al vento anche la bandiera dell'Ue.

© Keystone / Gaetan Bally

Dopo i rumori degli scorsi giorni, venerdì è stato comunicato che il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, si recherà a Bruxelles per un incontro con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, previsto per il 23 di aprile. Intanto oggi a Lugano si sono riuniti i ministri degli esteri dei paesi europei di lingua tedesca.

Oggetto dei colloqui saranno gli aspetti ancora aperti riguardanti l'accordo quadro, ossia gli aiuti di Stato, le misure fiancheggiatrici e la cittadinanza europea.

Il portavoce del governo André Simonazzi ha confermato via Twitter l'incontro del 23 aprile, una data che circola da giorni sui media svizzeri.

Mercoledì scorso, al termine della tradizionale seduta dell'esecutivo, Simonazzi aveva dichiarato che la data era stata "solo" riservata per l'incontro politico ai massimi livelli (dal quale ci si attendono progressi sull'accordo che molti danno per morto e sepolto, n.d.r)

Da parte dell'Ue c'è scetticismo sul raggiungimento di un'intesa su due dei tre punti controversi. Solo a livello di aiuti di stato sembra esserci la possibilità di una soluzione. Quanto alla cittadinanza europea, che darebbe accesso ai lavoratori Ue al sistema sociale elvetico, e alla protezione dei salari, Bruxelles non vede margine di manovra per trattare. La Svizzera vorrebbe dal canto suo separare questi tre temi dall'accordo istituzionale, mentre l'Ue è pronta unicamente a dei chiarimenti.

La Commissione europea, stando a un documento interno inviato ai 27 e reso pubblico giovedì dalla televisione svizzera di lingua francese, rinfaccia alla Confederazione poca o nessuna volontà di portare a termine i negoziati apponendo la sua firma su un accordo che ha richiesto anni di trattative.

Incontro a Lugano tra i ministri degli esteri dei paesi di lingua tedesca

Il Ticino venerdì ha accolto la riunione annuale dei cinque ministri degli esteri dei paesi in cui il tedesco è lingua ufficiale: Svizzera, Germania, Austria, Lussemburgo e Liechtenstein. L'incontro si è svolto a Lugano su invito del consigliere federale ticinese Ignazio Cassis.

Un'intensa cooperazione tra Stati che condividono la stessa linea nella lotta alla pandemia rimane essenziale nel quadro dell'attuale crisi e per affrontare le crisi future. Questo il filo conduttore che ha fatto da sfondo all'incontro di venerdì a Lugano tra il consigliere federale Ignazio Cassis e i ministri degli esteri dei Paesi europei di lingua tedesca.

A tale incontro, che s'inserisce nei tradizionali colloqui con i ministri germanofoni, hanno partecipato i ministri degli esteri di Germania, Austria, Lussemburgo e Principato del Liechtenstein. Durante il colloquio il "ministro" degli esteri elvetico Ignazio Cassis ha informato i suoi ospiti dello stato attuale riguardante l'accordo quadro tra la Svizzera e l'Ue.

Ecco due servizi uno da Lugano e l'altro sui dettagli del futuro incontro tra il presidente della Confederazione e la presidente della Commissione europea:


tvsvizzera.it/fra con RSI


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