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La corsa della Svizzera al Consiglio di sicurezza

La sala del Consiglio di sicurezza in un'immagine d'archivio. Keystone / Andrew Gombert

È rientrata nel vivo a New York la campagna della Svizzera a sostegno della sua candidatura a un posto nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che potrebbe diventare realtà a poco meno di vent'anni dall'adesione della Confederazione all'Onu. Le telecamere della Radiotelevisione svizzera hanno seguito per qualche ora l'ambasciatrice Pascale Baeriswyl.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 maggio 2021 - 20:50

Baeriswyl, fino a due anni fa Segretaria di Stato del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) a Berna, ha ripreso a incontrare in presenza i suoi collaboratori della missione elvetica all'Onu dopo mesi di telelavoro imposto dalla pandemia di Covid-19, che nella Grande Mela ha fatto decine di migliaia di morti.

L'ordine del giorno resta però lo stesso, ovvero la candidatura della Svizzera al Consiglio di sicurezza: manca poco più di un anno al voto da parte dell'Assemblea (giugno 2022) che designerà i membri non permanenti per il biennio 2023/24.

Il Consiglio di sicurezza è l'organo esecutivo delle Nazioni Unite. Cina, Federazione Russa, Francia, Regno Unito e Stati Uniti vi siedono come membri permanenti con diritto di veto. Gli altri seggi sono occupati a rotazione da 10 Paesi, eletti ogni due anni.

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  • Candidatura della Svizzera al Consiglio di sicurezza dell'Onu: il dossierLink esterno sul sito del DFAE

"Abbiamo potuto costruirci nel tempo un profilo di attore affidabile, che non ha un'agenda nascosta, ma difende l'ordine internazionale", confida Baeriswyl, che osserva come la Confederazione, uno dei Paesi più globalizzati al mondo, possa dare un contributo importante al multilateralismo.

Ma come si conduce, concretamente, la campagna? Qualche risposta in questo reportage, che mostra come l'attività di certo non si limita agli orari d'ufficio.

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Nel servizio RSI, l'intervista a Pascale Baeriswyl e le considerazioni del principe giordano Zeid Ra'ad Al Hussein, direttore dell'International Peace Institute, sui buoni uffici della Svizzera.

E le possibilità di successo? "Siamo abbastanza ottimisti, fino ad ora nessuno contesta la nostra candidatura"

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tvsvizzera.it/ri con RSI (TG del 01.05.2020) 

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