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Un presidente stimato (ma poco conosciuto)

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Giorgio Napolitano in Europa e nel mondo ha raccolto parole d'elogio. È anche vero però che in tanti paesi non sanno neppure chi sia

14 gennaio 2015. È il giorno delle dimissioni da presidente della Repubblica italiana di Giorgio Napolitano, l’unico presidente nella storia repubblicana ad essere stato eletto per un secondo mandato. A due anni da quella seconda elezione, Napolitano ha dunque deciso – ma non è certo una sorpresa – di lasciare il Quirinale.

Già da un mese almeno si fanno nomi sui possibili successori. Ma ora – con le dimissioni ufficiali – la corsa verso la più alta carica istituzionale si farà serrata.

Ma prima di iniziare con le speculazioni, sentiamo come giudicano in Europa e nel mondo il mandato di Giorgio Napolitano. E lo facciamo con i nostri collaboratori sparsi un po’ ovunque in Europa e nel mondo.

PLACEHOLDERQui Bruxelles, Tomas Miglierina

Giorgio Napolitano è una delle figure storiche di maggior rilievo dell’europeismo italiano. Negli anni settanta fu tra i principali promotori dello spostamento del Partito Comunista su una linea riformista e pro-europea, una linea che prosegui quando divenne di fatto il “ministro degli esteri” del PCI. Europarlamentare per due mandati (l’ultima volta dal 1999 al 2004), è intervenuto innumerevoli volte sulle tematiche europee, ribadendo con forza i suoi convincimenti federalisti e stigmatizzando la retorica populista che con la crisi economica ha preso piede anche in Italia. Da Capo dello Stato italiano ha parlato davanti all’aula di Strasburgo il 4 febbraio dell’anno scorso, applaudito da più parti ma contestato dai suoi connazionali Lega Nord.

“Re Giorgio” (la definizione pare sia stata coniata dal New York Times) ha svolto un ruolo discreto ma fondamentale nell’ assicurare la transizione da Silvio Berlusconi a Mario Monti, che nel 2011 ha probabilmente evitato all’Italia sorti analoghe a quelle di Grecia, Spagna e Portogallo (ma l’economia italiana sarebbe stata troppo grande per un salvataggio europeo). Tracciando il bilancio del semestre di Presidenza appena conclusosi, il premier italiano Matteo Renzi gli ha reso omaggio ed ha chiesto un tributo. Non solo a Bruxelles ma in molte capitali europee si guarda a lui con stima e riconoscenza.

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Qui Berlino, Regina Krieger

Sono le parole del presidente tedesco Joachim Gauck che esprimono meglio di tutto la stima in Germania per Giorgio Napolitano. “Lei, Presidente, ha sempre sostenuto con insistenza il processo interno di riforme nel suo paese. Anche da noi questo suo modo di fare incontra un grande riconoscimento”, scrive Gauck al Quirinale. I due si sono incontrati più di una volta. Anche a Sant’Anna di Stazzema, luogo di ricordo terribile dei tempi del fascismo. Il gesto di Napolitano ha migliorato molto il rapporto bilaterale. E poi: per i tedeschi e cioè anche per la cancelliera Angela Merkel, Napolitano è sempre stato il garante in Italia, di questo paese che cambia così spesso governi. Una persona di cui ci si può fidare.

PLACEHOLDERQui Londra, Lorenzo Amuso Saggio, coraggioso, responsabile. Avversario dell’auto-referenzialità egoista tipica della politica italiana. Una pedina cruciale per la stabilità di un paese allo sbando. “La vecchia guardia torna al comando”, commentò l’Economist all’indomani della rielezione di Giorgio Napolitano a presidente. Nel suo ufficio al Quirinale teneva solo tre fotografie: della sua famiglia, del papa e della Regina Elisabetta. “Una luce nell’oscurità italiana – ha scritto il Financial Times – che ha rappresentato tutto ciò che di degno, valido e onorevole esiste in Italia”.

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Qui Parigi, Veronica Noseda

Napolitano, le “prince rouge” come viene spesso chiamato qui in Francia, è più conosciuto per la sua eleganza altera che per il suo agire politico. La sua scarsa popolarità non è tanto legata alla sua personalità discreta, quanto al sistema politico italiano, che è agli antipodi del sistema francese dove il presidente è il vero capo dell’esecutivo. Poco presente nei media, Napolitano ha nondimeno incarnato la difesa dei valori repubblicani contro le derive che ha potuto conoscere l’Italia durante il governo Berlusconi.

PLACEHOLDERQui Berna, Saul Toppi

Lo scorso anno Giorgio Napolitano era stato ricevuto a Berna dall’allora presidente della Confederazione Didier Burkhalter con il Consiglio federale. Si era subito creata un’atmosfera calorosa, di franchezza e caratterizzata anche da una grande ammirazione, da parte svizzera, per il presidente e l’uomo Napolitano, visto come una figura centrale dell’Europa moderna. E in quel contesto di rispetto e familiarità, quando poi nei discorsi ufficiali erano stati sottolineati i forti e profondi legami di amicizia fra Svizzera e Italia (malgrado gli attriti sulle questioni fiscali aperte), quelle dichiarazioni erano risultate particolarmente credibili e non erano suonate come semplici parole dettate dall’etichetta diplomatica.

PLACEHOLDERQui Mosca, Giuseppe D’Amato

Giorgio Napolitano ha rappresentato la continuità nell’ottimo rapporto italo-russo, anche se nell’immaginario collettivo è stato Berlusconi il politico tricolore che ha maggiormente attratto l’attenzione della gente. L’ex presidente ha sempre considerato la Russia “un partner strategico e non solo commerciale”, richiamando Mosca, durante la complessa crisi ucraina, alla piena coscienza del suo ruolo nel mondo. Nel 2009 Napolitano ha consegnato personalmente le chiavi d’argento della basilica di San Nicola a Bari, in segno di restituzione del tempio alla Chiesa ortodossa russa dopo il periodo comunista.

PLACEHOLDERQui Washington, Thomas Paggini

Non è un mistero che Giorgio Napolitano sia da tempo uno dei politici italiani più rispettati a Washington, del resto nel 2001 Henry Kissinger lo definì scherzosamente “il mio comunista preferito”. “Ex comunista preferito”, fu la risposta di Napolitano, che già nel 1978, in piena guerra fredda, era stato il primo alto esponente del PCI a ottenere un visto per visitare gli Stati Uniti. Un legame rafforzatosi negli anni e culminato proprio nel suo rapporto con Barack Obama, in una sintonia professionale e personale scattata subito, sin dall’incontro in occasione del G8 a l’Aquila del 2009.

“Conoscevo la splendida reputazione di Napolitano, ammirato dagli italiani non solo per il suo servizio al Paese, ma anche per la sua integrità e grazia. Voglio confermare che tutto quello che avevo sentito è vero”, furono le parole del neo presidente degli Stati Uniti. Negli anni successivi per la Casa Bianca Napolitano e’ sempre stato un’ancora, un punto fisso in un sistema politico instabile; un alleato discreto e attento, che, a differenza di due dei tre Presidenti del Consiglio con i quali Obama ha avuto a che fare, poteva peraltro contare su un’ottima padronanza della lingua inglese. Ma il Presidente italiano ha anche dimostrato a Washington di essere un politico in grado di agire dietro le quinte sul palcoscenico europeo, come ha sottolineato più volte la stampa statunitense. Durante la visita alla Casa Bianca del 2013 Napolitano fu presentato da Obama come “UN grande amico” e un “leader visionario”, un alleato che si e’ battuto per l’unione dell’Europa, senza mai dimenticare l’importanza dei rapporti transatlantici. Lodi che il presidente degli Stati UNiti ha voluto ribadire ancora pochi giorni fa, in una calorosa telefonata di commiato.

PLACEHOLDERQui Pechino, Paolo Longo

I cinesi non conoscono Giorgio Napolitano, non sanno nulla della sua storia e del suo mandato. Anche perché ai cinesi poco interessa un presidente che non ha un potere effettivo. Inoltre il mancato interesse verso Napolitano è dovuto anche al fatto che l’Italia secondo i cinesi conta poco o nulla politicamente e anche economicamente non ha molto peso.

PLACEHOLDERQui Rio de Janeiro, Emiliano Guanella

Le dimissioni di Giorgio Napolitano hanno trovato poco spazio sulla stampa sudamericana dove, al di là della cronaca, ci si preoccupa di spiegare le funzioni del Presidente della Repubblica in Italia, molto diverse da quelle dei suoi colleghi locali. In tutti i paesi della regione, infatti, vige un sistema presidenziale dove il Capo di Stato viene eletto dal popolo ed è allo stesso tempo anche capo e guida del governo. E’ così per Dilma Roussef, Cristina Kirchner, Evo Morales, Michele Bachelet e tutti gli altri. Parlando di Napolitano, in Brasile si cita il caso diplomatico legato all’ex terrorista Cesare Battisti, per il quale Brasilia ha negato l’estradizione e quello più recente ed ancora in corso dell’italo-brasiliano Henrique Prizzolato, un ex direttore della compagnia petrolifera statale Petrobras coinvolto in un maxi scandalo di corruzione, che è scappato dalla polizia brasiliana rifugiandosi a Parma con il suo passaporto italiano. “La Nacion” di Buenos Aires ha ricordato il delicato momento che ha portato alla rielezione di Napolitano, dopo le elezioni politiche del 2013, con l’avanzata del movimento 5 stelle. In Cile si menziona la visita di Napolitano a Santiago quasi al debutto del suo mandato. Al di là degli incontri ufficiali, Napolitano, allora volle visitare la casa del poeta Pablo Neruda e rendere omaggio alla statua del presidente socialista Salvador Allende, deposto nel golpe del 1973 guidato da Augusto Pinochet.

PLACEHOLDERQui Lomé, Matteo Koffi Fraschini

In Africa tutti conoscevano Silvio Berlusconi, e da qualche mese il nome del giovane e dinamico Matteo Renzi inizia ad essere discusso dalla gente comune. Ma quasi nessuno ricorda di aver mai sentito il nome: Giorgio Napolitano. Sui programmi radio molto ascoltati attraverso tutto il continente, il Capo dello Stato italiano non ha mai fatto molta notizia, mentre ancora meno sono stati i suoi incontri diretti con l’Africa.

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