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Turchia, divieto d'espatrio ai professori universitari

Il settore dell'educazione era già stato colpito con migliaia di licenziamenti; il ritorno alla normalità si fa sempre più lontano

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 luglio 2016 - 14:02

Dopo avere duramente colpito il settore dell'educazione con migliaia di licenziamenti, il governo turco ha ora imposto un divieto di espatrio a tutti i professori universitari.

Ankara continua così ad accanirsi contro coloro che sono considerati golpisti o collaborazionisti, mentre il ritorno alla normalità del Paese si fa sempre più lontano.

La televisione pubblica turca ha ripreso i programmi: uno dei piccoli passi verso il ritorno alla normalità, come l'inizio delle riparazioni degli edifici danneggiati.

Passi troppo piccoli, perché le rappresaglie del governo continuano: colpiti l'esercito, la polizia, i dipendenti pubblici, l'istruzione a tutti i livelli, perfino 400 imam ,che non possono più predicare.

Due dozzine di stazioni radio o tv hanno perso la licenza e mercoledì è stato bloccato l'accesso al sito WikiLeaks, che ha pubblicato migliaia di email di esponenti dell'AKP, il partito del presidente Erdogan.

La comunità internazionale è preoccupata per la deriva sempre più autoritaria di Erdogan, già prima del golpe poco tenero con gli oppositori. Timori che si moltiplicano anche all'interno del Paese: i sostenitori di Erdogan sono in strada in diverse città - chi ha idee più liberali non osa uscire di casa.

In piazza Taksim, a Istanbul, su uno striscione si leggerebbe che chi ha diretto il golpe e chi lo ha sostenuto sarà impiccato anche se il Parlamento non ha ancora aperto il dibattito sulla reintroduzione della pena di morte.

Il Paese attende così l'esito della seduta del Consiglio per la sicurezza nazionale a cui partecipa anche il presidente Erdogan, tornato per la prima volta nella capitale dopo il golpe.

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