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Tunisia paese moderato, ma fucina di jihadisti

Cosa si nasconde dietro questo paradosso [reportage]; intanto, a Tunisi si marcia contro il terrorismo e le forze speciali uccidono il leader dell'attacco al Bardo

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 marzo 2015 - 22:15

In Tunisia, è stata colpita duramente la cellula jihadista responsabile dell'attacco al Museo del Bardo del 18 marzo scorso. Khaled Chaib, il leader del gruppo, è stato ucciso domenica notte a Gafsa insieme ad altri otto estremisti in un blitz delle forze speciali tunisine.

Sempre domenica, decine di migliaia di persone hanno partecipato a Tunisi alla marcia contro il terrorismo, una marea umana partita da piazza Bab Saadoun e diretta al Bardo. Erano presenti anche molti leader politici mondiali.

La marcia contro il terrorismo e l'azione contro le cellule estremiste non cancellano però una delle contraddizioni più laceranti della Tunisia: il paese, considerato il più moderato e democratico del mondo arabo, è anche quello che sforna in assoluto più combattenti per l'autoproclamato Stato islamico.

Cosa si nasconde dietro questo paradosso, nel reportage di Alessandro Chiara e Marco Broggi [video sopra].

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