terrorismo xenofobo Spari in due locali turchi in Germania, 11 morti

Si rafforza la matrice xenofoba in merito alla strage di Hanau (Assia) dove nella tarda sera di mercoledì undici persone sono state uccise e altre quattro ferite in quello che è stato definito dalla procura locale un "presunto atto di terrorismo".

Uno dei due locali turchi presi di mira dall estremista xenofobo a Hanau (Assia).

Uno dei due locali turchi presi di mira dall'estremista xenofobo a Hanau (Assia).

Keystone / Boris Roessler

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Secondo quanto trapela dall'inchiesta l'attentatore intorno alle 22 ha aperto il fuoco in due "Shisha Bar", i locali molto amati dalla comunità turca, in cui si fuma il narghilè. Il ministro regionale dell'interno Peter Beuth ha confermato che a colpire è stato un tedesco di Hanau di estrema destra che coltivava un profondo odio verso gli stranieri.

Rivendicazione in un video

Tra gli 11 morti di Hanau figurano lo stragista e sua madre, i cui corpi sono stati ritrovati senza vita nel loro appartamento. Stando alla Bild online il presunto autore avrebbe rivendicato il massacro in uno scritto e in un video rinvenuti dagli inquirenti nei quali afferma che i popoli che non si possono più espellere dalla Germania devono essere annientati.


Tesi razziste e xenofobe sono inoltre contenute in una pagina su internet attribuita all'attentatore 43enne. Nella sua auto sarebbero state trovate munizioni e istruzioni sull'uso delle armi da fuoco. 

Precedenti inquietanti

L'ultima strage in Germania risale al dicembre 2016 quando il tunisino Anis Amri uccise dodici persone travolgendo la folla con un camion nel mercatino di Natale a Berlino. Lo scorso ottobre ad Halle un neonazista di 27 anni ha attaccato una sinagoga e un fast food, uccidendo due persone.

La settimana scorsa era stata sgominato, con dodici arresti, un gruppo di terroristi di destra, che avrebbe voluto mettere a segno attentati contro profughi islamici e politici con lo scopo di scatenare una guerra civile e sovvertire l'ordine costituito in Germania.

Il commento del corrispondente della Radiotelevisione svizzera:


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