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La "carovana" dei migranti arriva a Tijuana

Circa 4'500 persone sono giunte negli ultimi giorni a Tijuana. La situazione nella città messicana al confine con gli Stati Uniti è molto critica.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 novembre 2018 - 13:23
tvsvizzera.it/mar/afp con RSI (TG del 22.11.2018)
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A Tijuana non c'è più un posto libero nelle strutture d'accoglienza e attorno alla città cominciano ad apparire dei campeggi improvvisati. Nella località del nord-ovest del Messico, a una trentina di chilometri da San Diego, sono arrivate oltre 4'000 persone, tra cui 400 bambini, secondo le autorità municipali.

Il governo della Baja California ha lanciato ripetuti appelli con richieste di aiuto a Città del Messico, ma fino ad oggi ha dovuto far fronte all'emergenza unicamente con i propri mezzi.

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Tra la popolazione locale e questi nuovi arrivati, per lo più da altri Stati del Centro America, iniziano ad emergere le prime tensioni.

Il responsabile della polizia locale, Marco Sotomayor, ha reso noto che una sessantina di migranti sono stati arrestati e di questi 40 sono stati rimandati nel Paese di provenienza per aver commesso reati di vario genere.

Altri arresti sono stati segnalati molto più a sud, nel Chiapas, dove 300 persone sono state fermate dalle forze dell'ordine dopo essere entrate illegalmente nel paese attraversando il fiume Suchiate, che separa il Guatemala dal Messico.

A Tijuna, molti migranti intendono presentare richiesta d'asilo negli Stati Uniti, ma l'esame del loro dossier può prendere più di un anno.

Intanto negli Stati Uniti un giudice californiano ha sospeso lunedì un decreto del presidente Trump, che instaurava un respingimento automatico delle domande d'asilo di quei migranti che hanno attraversato illegalmente la frontiera.

Uno 'stop' accolto con molta rabbia dall'inquilino della Casa Bianca, che lo ha definito "una vergogna". Lungo la frontiera sud, Trump ha dispiegato circa 6'000 soldati.

In caso di violenze, i militari potranno intervenire ma saranno armati solo di manganelli, ha precisato mercoledì il ministro della difesa Jim Mattis.

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