Stati Uniti Parte il processo per la destituzione di Trump

È iniziato martedì al Congresso statunitense il processo per la destituzione di Donald Trump. Dopo l’impeachment approvato dalla Camera oltre un mese fa, il destino del presidente sarà deciso dal Senato, dove i repubblicani hanno una maggioranza di 53 seggi su 100.

La cupola del Campidoglio, con davanti una dozzina di bandiere americane al vento.

Il Campidoglio, sede dei due rami del Congresso degli Stati Uniti d'America.

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Quello che si è aperto a Washington è il dibattito sulla procedura, dunque non una prima udienza, prevista invece mercoledì. Le regole sono complicate ma chiareLink esterno: l’audizione di nuovi testimoni, l’acquisizione di nuove prove, i limiti di parola, la durata delle varie fasi procedurali sono discusse e votate all'inizio del dibattimento.

Processo politico

Il dibattimento sarà presieduto da John Roberts, Giudice capo della Corte suprema, di orientamento conservatore. Non è pero un processo come siamo soliti vedere in un aula di tribunale, ma un processo politico che non dovrà giudicare un reato in base alla giurisprudenza penale o civile, ma un comportamento per stabilire se contrario alla Costituzione.

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E subito al centro della battaglia la controversa mozione presentata dal leader della maggioranza repubblicana al Senato Mitch McConnell che mira ad un processo rapido come auspicato da Trump e possibilmente senza nuovi elementi probatori. 

La speranza del presidente è di mettersi alle spalle il processo (con un'assoluzione ovviamente) entro il 4 febbraio, quando terrà il discorso sullo Stato dell'Unione al Congresso.

"Una vergogna nazionale"

"Una vergogna nazionale, un insabbiamento", hanno denunciato i dem, che martedì hanno presentato una serie di emendamenti per spianare subito la strada a nuovi testimoni e nuovi documenti. "Le regole di McConnell sembrano disegnate dal presidente Trump per il presidente Trump", ha accusato il leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer, ammonendo che se saranno approvate "sarà uno dei giorni più bui per il Senato".

Mozione

La mozione in discussione concede ad accusa (sette deputati dem) e difesa (guidata dall'avvocato della Casa Bianca Pat Cipollone ma con star come Kenneth Starr, l'inquisitore di Bill Clinton) 24 ore a testa con una maratona di due giorni per gli 'opening arguments', ossia le argomentazioni di apertura per illustrare il caso, previste a partire da domani sino a sabato. Un tempo più compresso rispetto al processo d'impeachment a Clinton, quando le 24 ore a testa furono spalmate su 4 giorni. Ma all'epoca le regole del processo furono approvate in modo bipartisan: 100 a zero.

Ecco ulteriori spiegazioni di quanto sta succedendo.


Successivamente, da lunedì a martedì prossimi, ci dovrebbero essere 16 ore riservate ai senatori, che in qualità di giudici potranno fare solo domande per iscritto tramite il capo della Corte suprema John Roberts, che presiede il dibattimento. Per loro sono previste norme di decoro severe: niente cellulari, niente tweet, niente conversazioni con i colleghi.

Solo dopo questa fase la mozione McConnell consente di discutere e votare eventuali mozioni per introdurre testimoni e documenti. Ma è richiesta una maggioranza di 51 voti e i dem ne hanno 47. Quindi hanno bisogno di almeno quattro senatori repubblicani, altrimenti il processo potrebbe finire già la prossima settimana. 

Tre sembrano disponibili, come Mitt Romney, il quarto potrebbe uscire da un gruppo di senatori che, non ricandidandosi, non temono le ire del tycoon.

I dem puntano a sentire alcuni personaggi chiave come l'ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, ma il presidente e il suo partito sono decisi a tutto per bloccarlo. Se non ci riuscissero, chiederebbero una deposizione classificata e risponderebbero citando l'ex vicepresidente Joe Biden e il figlio Hunter. Sembra comunque altamente improbabile che ci siano 20 senatori dissidenti del Grand Old Party per arrivare ai 67 necessari per condannare e rimuovere Trump.

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