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Squinzi: “porto l’azienda in Ticino”

Giorgio Squinzi ansa

Polemiche per le frasi provocatorie del presidente degli industriali italiani

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 marzo 2014 - 17:37

Stanno suscitando vive reazioni le recenti dichiarazioni del presidente della Confindustria Giorgio Squinzi sulla possibilità di trasferire la sede della sua ditta in Svizzera. "Anche oggi mi hanno offerto il Canton Ticino per il nuovo head quarter aziendale", ha detto l'amministratore unico della Mapei nell'incontro di venerdì a Milano con il governatore lombardo Roberto Maroni. "Se le lungaggini burocratiche mi fanno aspettare 4-5 anni, ci penso".

Inutile dire che in questo momento di difficoltà economiche per la Penisola i propositi, reali o meno, del responsabile degli industriali italiani possano apparire non del tutto opportuni. Anche perché negli ultimi anni sono aumentate le aziende tricolori che si sono trasferite nella Confederazione.

Uno studio pubblicato a inizio febbraio dalla SonntagsZeitung indicava in 4'528 le ditte create in Ticino negli ultimi 5 anni da imprenditori italiani, vale a dire un terzo di tutte le nuove aziende. E il fenomeno, dovuto essenzialmente ai minori oneri amministrativi, alle basse imposte e alla flessibilità delle norme sul lavoro in Svizzera, preoccupa i politici italiani e lo stesso presidente della Lombardia Maroni che intendono contrastare questo graduale impoverimento dell'economia nazionale.

Nella manovra messa a punto dal capo del governo Matteo Renzi ad esempio, oltre al taglio del cuneo fiscale (imposte sul lavoro) per circa 10 miliardi di euro, è prevista una riduzione del 10% dell'IRAP (imposta regionale sull'attività produttive), la tassa invisa agli imprenditori che peraltro non hanno sgradito la nascita del nuovo esecutivo a Roma. Ma la tregua tra governo e Confindustria, come testimoniano gli attriti delle ultime ore, sembra non reggere.

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