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Siria, accuse incrociate tra USA e Russia all’Onu

Mentre ad Aleppo si combatte, al Consiglio di sicurezza domina il dramma della tregua fallita e degli attacchi a personale umanitario

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Dopo il fallimento della tregua in Siria, Russia e Stati uniti tornano ad accusarsi reciprocamente quanto a violazioni e attacchi a personale umanitario. Anche mercoledì, al Consiglio di sicurezza dell’Onu, ha dominato il dramma dell’incapacità di reagire alla situazione. Mentre ad Aleppo sono ripresi i combattimenti.

Si affievoliscono con il passare delle ore le speranze di ripristinare una tregua, in Siria. Aleppo questa notte è stata bombardata decine di volte e ancora una volta i raid non hanno risparmiato il personale umanitario.

Il centro medico di una ONG francese, in territorio ribelle, è stato colpito e ha perso 4 dei suoi operatori. Vittime che si aggiungono alla ventina di morti del convoglio umanitario ONU bombardato, sempre vicino ad Aleppo, due giorni fa.

Attacchi che avvelenano i negoziati tra Washington e Mosca, perché l’origine dei bombardamenti è sempre controversa.

E così, al Consiglio di sicurezza dell’Onu a New York, a migliaia di chilometri dall’epicentro del conflitto, il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov e il segretario di Stato americano John Kerry si lanciano accuse reciproche:

“È molto chiaro chi ha rispettato la tregue e chi no”, ha detto Lavrov. “L’attacco al convoglio umanitario è una provocazione inammissibile e deve essere oggetto di un’inchiesta rigorosa e imparziale”.

“Ci sono solo due paesi che volano su questa zona, la Russia e la Siria”, ha osservato Kerry. “Dobbiamo proibire che gli aerei da guerra siriani volino su queste zone. Questo impedirebbe di fare ciò che hanno fatto troppe volte: attaccare i civili dichiarando di aver attaccato i terroristi”.

Una proposta, questa, che non contribuirà a riavvicinare Washington e Mosca. Il solo punto su cui, almeno a parole, c’è accordo, è l’esigenza di ridare credibilità ai negoziati. Ma per Ban Ki Moon, chi siede al tavolo dei negoziati non ha dimostrato di esserne all’altezza.

“La tragedia siriana”, dice il segretario generale, “deve farci vergognare. Il fallimento collettivo della Comunità internazionale deve tormentare ogni membro di questo Consiglio”.

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