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Sette capodogli spiaggiati a Vasto, quattro si salvano

Potrebbero aver perso l'orientamento in seguito alle attività di ricerca petrolifera

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 settembre 2014 - 19:43

Sono stati tirati a riva nella notte le carcasse dei tre capodogli che facevano parte del branco arenatosi venerdì mattina sulla spiaggia di Punta Penna a Vasto (Chieti). Si tratta di tre femmine, delle quali è risultata gravida. Le loro lunghezze vanno dai 7 metri e trenta centimetri agli 8 metri e 90 centimetri. I quattro cetacei sopravvissuti, grazie al generoso intervento dei volontari che sono riusciti a liberarli, si sono diretti a Nord.

Nel corso del pomeriggio sono iniziate le operazioni di necroscopia sulla spiaggia, coordinate da Sandro Mazzariol, del CERT (Cetacean stranding Emergency Response Team) dell'università di Padova, cui partecipa una sessantina di persone.

Dagli esami è stata rilevata la presenza di gas nei vasi sanguigni dei tre capodogli, la cui causa potrebbe essere una riemersione troppo rapida. La presenza di gas "vuol

dire che quanto accaduto - spiega Olivieri del Centro studi cetacei onlus - potrebbe essere messo in correlazione con le attività di ricerca petrolifera. Tecniche come l'air-gun producono un rumore fortissimo che spaventa e disorienta i capodogli. Questo trauma porta i cetacei a una riemersione troppo rapida, la cui conseguenza è la permanenza di gas nei vasi sanguigni. È simile a ciò che accade ai sub colpiti da embolia in seguito a una mancata decompressione".

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