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Riaperta l'inchiesta contro Hillary Clinton

650mila nuove mail da spulciare... l'azione del direttore dell'FBI è stata tacciata dai democratici come "intenzionale" per sfavorire la corsa alla Casa Bianca dell'ex Segretario di stato

Questo contenuto è stato pubblicato il 31 ottobre 2016 - 12:50

La riapertura, sabato, dell'inchiesta a carico di Hillary Clinton da parte dell'FBI, sta sollevando un polverone di critiche, polemiche e illazioni. E questo ad una settimana dal voto. In campo sono scesi anche alcuni senatori democratici nonché l'ex ministro americano della giustizia e decine di ex procuratori federali. Tutti d'accordo nel ritenere la mossa dell'FBI inappropriata e tendenziosa.

Non si è parlato d'altro negli Stati Uniti durante il finesettimana. 650mila nuove mail da spulciare. Un'impresa che sicuramente l'FBI non riuscirà a realizzare in pochi giorni. Quelli in sostanza che ci separano dal voto.

Il nuovo materiale è stato trovato nel computer di Anthony Weiner, ex marito della più stretta collaboratrice di Hillary Clinton quando era segretaria di stato. Collaboratrice che giura di non sapere come quelle mail possano essere finite nel portatile del marito.

Con la riapertura dell'inchiesta sulle mail sospette di Hillary Clinton, James Comey - direttore dell''FBI - ha sganciato una bomba mediatica senza precedenti. E qualcuno ritiene che potrebbe pentirsene amaramente.

Sul fronte democratico si serrano i ranghi attorno alla propria candidata. Il leader del Senato Harry Reid ritiene che l'azione di Comey sia stata intenzionale e per tanto avrebbe violato la legge federale che vieta ai funzionari governativi di utilizzare la propria posizione per influenzare un'elezione.

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