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Johnson: saremo “il miglior Paese in cui vivere”

Boris Johnson al pulpito della Camera dei comuni si rivolge ai deputati puntando il dito
Il debutto, in veste di premier, alla Camera dei comuni. Keystone / Jessica Taylor / Uk Parliament /

Dopo aver ricevuto dalla regina Elisabetta la nomina a premier del Regno Unito e aver formato martedì il nuovo governo, Boris Johnson ha presieduto mercoledì il suo primo Consiglio dei ministri e ha esordito alla Camera dei comuni con uno statement al quale è seguito un acceso dibattito di oltre due ore. 

Il “premier in missione”, come si è definito, si è dato tre mesi per portare il Paese fuori dall’Unione europea: rispetterà cioè il termine del 31 ottobre, con o senza accordo che regoli la separazione. Un primo ministro che vuole fare del Regno Unito “il miglior Paese in cui vivere sulla Terra”; un paese “verde, prospero, fiducioso e ambizioso” che può essere “la prima economia in Europa”, ha detto giovedì di fronte alla Camera ironizzando sulle “negatività” degli oppositori e dei pessimisti.

L’esecutivo formato da Boris Johnson non è un rimpasto ma un taglio netto: più di 15 i membri del governo May non riconfermati. La squadra è composta da ‘falchi’ della Brexit e figure emergenti della nuova destra dei Conservatori, con i principali ministeri affidati ad euroscettici di lungo corso, disposti a un ‘no deal’ e in piena sintonia con Johnson.

Convinto di negoziare

Un governo più a destra, ma con più donne e più esponenti delle minoranze rispetto al precedente, che dovrà comunque fare i conti con una Camera dei comuni che, per la maggior parte, non vuole un’uscita senza accordo, mentre Bruxelles non è per nulla disposta a riaprire negoziati, come ha confermato nel pomeriggio il capo negoziatore per la Brexit, Michel Barnier.

Immagine di una manifestazione di piazza in quella che si riconosce essere la piazza del Parlamento
Aldi là delle proteste di strada, Johnson dovrà fare i conti con la matematica di un Parlamento che non vuole una Brexit senza accordo e un’UE che non è disposta a riaprire negoziati. Keystone / Andy Rain

Alla Camera, dove è intervenuto in tarda mattinata, Boris Johnson ha insistito di voler “negoziare in buona fede un’alternativa” all’accordo già bocciato tre volte, e ribadito la sua convinzione che esistano soluzioni per garantire il confine aperto tra Irlanda e Irlanda del nord, senza restare nell’unione doganale e nel mercato unico.

È subito scontro

Il leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbyn ha denunciato la mancanza di “un piano sulla Brexit” concreto e accusato il nuovo premier conservatore di perseguire “uno sconsiderato piano verso il no deal” che sarebbe un disastro “per l’industria, i prezzi degli alimenti, i posti di lavoro”.

Sul confine irlandese, Corbyn ha invitato il premier a entrare nei dettagli. Ha poi invocato apertamente un secondo referendum sulla Brexit e accusati Johnson di aver formato un gabinetto “di estrema destra”, rinfacciandogli inoltre come “l’ufficio di primo ministro richieda integrità e onestà”.

Rassicurati i cittadini UE 

Boris Johnson ha promesso “assoluta certezza sul diritto” di 3,2 milioni di cittadini di Paesi UE residenti nel Regno Unito di vivere e restare nel Paese dopo la Brexit, con le tutele attuali intatte. L’impegno vale anche in caso di ‘no deal’, a prescindere dalla reciprocità per 1,2 milioni di britannici che vivono nel continente.

Il Regno Unito, ha detto ancora il premier, non designerà “in nessuna circostanza” un nuovo commissario europeo britannico per l’esecutivo entrante dell’UE guidato da Ursula von der Leyen. Non avrebbe senso, ha ribadito, dato l’impegno a portare a termine la Brexit il 31 ottobre senza ulteriori rinvii.

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Alla Camera, giovedì, non era previsto un voto di fiducia. Corbyn, in quanto leader del maggior partito di opposizione, avrebbe potuto presentare una mozione di sfiducia, cosa che secondo i media farà ma dopo la pausa estiva che finirà il 4 settembre, per evitare di motivare i potenziali dissidenti Tory a ricompattarsi immediatamente.

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