Politica statunitense Washington, "sì" della Camera all'impeachment di Donald Trump

La Camera dei rappresentanti statunitense ha dato il suo via libera alla messa in stato d'accusa del presidente Donald Trump. È il terzo inquilino della Casa Bianca a subire la procedura di impeachment nella storia del Paese. 

Nancy Pelosi con martello

"Un grande giorno per la Costituzione degli Stati Uniti, un triste giorno per l'America", ha commentato la speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi.

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È un voto atteso ma comunque storico quello della Camera dei rappresentanti che ha formalmente messo in stato di accusa il presidente Donald Trump. 

Prima di lui sono finiti a giudizio solo Andrew Johnson nel 1868 e Bill Clinton nel 1998. Entrambi sono stati assolti in Senato, come succederà con ogni probabilità in gennaio anche all'attuale inquilino della Casa Bianca, che conta sulla granitica maggioranza repubblicana nella camera alta del parlamento. Richard Nixon invece diede le dimissioni nel 1974, prima di essere imputato.

Sono due le accuse nei confronti dell'attuale presidente: abuso di potere per le pressioni su Kiev per far indagare il suo principale rivale nella corsa alla Casa Bianca, Joe Biden, e ostruzione del Congresso per aver bloccato testimoni e documenti.


"Peggio di Ponzio Pilato"

Il voto della Camera è arrivato dopo settimane di aspre polemiche e dopo un lungo, a tratti velenoso dibattito. Alcuni repubblicani sono arrivati a paragonare l'indagine di impeachment all'attacco di Pearl Harbor o alla crocefissione di Cristo, sostenendo che Ponzio Pilato si è comportato meglio con Gesù. 

Alla fine i due articoli sono stati approvati rispettivamente con 230 e 229 voti, tutti democratici tranne tre contrari. Compatto invece il no repubblicano.

Ma ora si apre un nuovo fronte di guerra: la speaker della Camera Nancy Pelosi ha annunciato che i due articoli non saranno inviati al Senato finché non ci saranno garanzie di un processo giusto in quel ramo del Congresso, finora negate a suo avviso dalle mossa del leader dei senatori Mitch McConnell, che è andato alla Casa Bianca per coordinare le strategie e affermato che non sarà un giudice imparziale.

In questo giorno buio della sua presidenza, Trump ha aspettato la votazione prima twittando nel bunker della Casa Bianca e poi tenendo un comizio in Michigan, Stato cruciale per la sua rielezione. È lì che ha saputo la notizia ma ha reagito come sempre attaccando, osannato dalla folla che gridava "altri quattro anni". "Non abbiamo fatto nulla di sbagliato. Abbiamo l'appoggio del partito repubblicano", ha esordito. 

"Non ce l'hanno con me, ma con te. Io sono solo nel mezzo", recita il post fissato in queste ore in cima alla pagina di Donald Trump su Twitter. 


"Dopo tre anni di caccia alle streghe, bufale, vergogne, truffe, i democratici stasera stanno cercando di annullare il voto di decine di milioni di patrioti americani", ha denunciato, accusando l'opposizione di "abuso di potere". 

Nel frattempo, davanti a Capitol Hill centinaia di attivisti manifestavano a sostegno dell'impeachment, dopo gli oltre 600 tra raduni e marce in varie città di tutti i 50 Stati, a partire da New York.  

I sondaggi mostrano un Paese spaccato a metà sulla messa in stato d'accusa ma nel frattempo il gradimento del presidente sembra salire, stando all'ultimo sondaggio di Gallup: dal 39% di quando è iniziata l'indagine all'attuale 45%.

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