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PD spaccato in due

La riforma del lavoro passa alla camera, Renzi vince un'altra battaglia ma perde un pezzo di partito. In 29 dissentono.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 novembre 2014 - 22:44

Quanto accaduto sul Jobs act, con un decimo del gruppo "disallineato" rispetto al partito e al governo, ha portato la tensione oltre il livello di guardia nel Pd. La sinistra sta con i lavoratori e non con i licenziamenti, sostiene la minoranza del PD, il dialogo con Matteo Renzi è sempre più difficile.

Mentre Matteo Renzi dà segno di non curarsi dei dissidenti: non hanno votato? "Problema loro". Il problema, replicano "loro", è dell'intero Pd. Perché se sul lavoro si prende una via che gli elettori di sinistra mostrano di non comprendere e condividere (prova ne è la "flessione" alle regionali), Renzi per primo dovrebbe "riconoscere gli errori", dice Rosy Bindi.

In un'intervista al Tg1 il premier scrolla le spalle di fronte alle "legittime opinioni diverse nel Pd". Non intende preoccuparsene: "Sono molto più preoccupato dei precari, della maternità per le giovani mamme, dei cassa integrati di 50 anni". Sulla riforma del lavoro "abbiamo discusso e trovato un accordo, se qualcuno non l'ha rispettato è un problema suo - taglia corto - Noi dobbiamo guardare a chi è stato messo in un angolino: noi loabbiamo rimesso al centro"

ANSA/Red

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