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Parigi, è caccia all'ottavo terrorista

Abseldam Salah è fuggito in Belgio dopo aver passato la frontiera, operazioni di polizia nei due paesi con una decina di arresti di presunti fiancheggiatori

È caccia all'uomo da parte degli inquirenti che stanno indagando su due fratelli francesi coinvolti nei sanguinosi attentati di Parigi: uno si è fatto esplodere in Boulevard Voltaire dopo aver compiuto la strage al Bataclan mentre l'altro è fuggito in Belgio. Le autorità francesi hanno spiccato un mandato di cattura internazionale in serata con tanto di foto segnaletica.

Sospetti sui due fratelli

Il 26enne Abseldam Salah è riuscito a passare la frontiera ieri mattina quando gli inquirenti non lo avevano ancora identificato. Secondo i magistrati i due fratelli avrebbero noleggiato le due auto con targhe belghe utilizzate dagli attentatori che sono state poi abbandonate a Parigi, una nei pressi del teatro Bataclan e l'altra a Montreuil, nella periferia. Nelle ultime ore è stata fermata oltre una decina di persone nei due paesi, sospettate di avere legami con i terroristi.

Indagini in Belgio

Dopo il francese di origini algerine - già schedato e con precedenti per reati minori morto nel teatro Bataclan - e il cittadino siriano che si è fatto esplodere nei pressi dell'entrata dello Stade de France dove si svolgeva l'incontro Francia-Germania (avrebbe ottenuto un permesso di rifugiato in Grecia), le autorità belghe sono risalite alle identità di due francesi residenti a Bruxelles che facevano parte del commando.

E proprio in Belgio si stanno concentrando le attenzioni degli inquirenti. Nel comune di Molenbeek-Saint-JeanLink esterno, località popolare ad alta densità migratoria alla periferia della capitale, la polizia ha condotto una vasta operazione che ha portato all'arresto di 7 persone che risultano collegate con gli attentatori di Parigi. A Molenbeek, da dove Salah è partito per andare a colpire a Parigi, si era procurato le armi anche Amedy Coulibaly, killer del supermercato kosher di gennaio.

Le ultime da Parigi nella corrispondenza di Veronica Noseda

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